La cosiddetta rivoluzione dei fenicotteri rosa che dal 31 maggio alle 18 anima le piazze albanesi e in particolare piazza Scanderbeg dove ogni giorno si radunano folle che protestano contro il saccheggio del paese da parte di investitori internazionali, complice una classe politica collusa e corrotta, che vorrebbero sfruttarne le risorse turistiche, devastando il territorio. Ha stupito soprattutto in Italia dove siamo abituati a vedere la popolazione del paese vicino come eternamente affamata, dominata da potenti organizzazioni criminali, a applicando tutti quei luoghi comuni che riguardano un giudizio generalizzato sugli immigrati, ignorando che gli albanesi li abbiamo in Italia non dallo storico sbarco dalla Vlora, 8 agosto 1991, a Bari ma da 500 anni, dove hanno dato vita a comunità perfettamente integrate e combattuto nelle guerre risorgimentali.
Ma l’Albania di oggi è qualcosa di più complesso che merita la nostra attenzione e, l’analisi di quanto sta avvenendo, per essere compresa, va posta in relazione al suo sviluppo e ai tanti problemi che assillano i Balcani, un’area che è strategica per l’Italia. L’Albania è un paese complesso, con un territorio bellissimo, ricco di siti archeologici, ancora non valorizzati e di bellezze naturali e costituisce un boccone ambito per gli speculatori di tutto il mondo che oggi viene presa d’assalto, complice una classe politica corrotta, un intreccio di clientele inestricabile, un mondo criminale ben organizzato e ramificato, mentre una società civile, che appariva fino a ieri afona e passiva e che fino ad ora ha subito e lottato inutilmente, divisa tra Edi Rama, sedicente socialista, e Sali Berischa, sedicente democratico presidente eterno del partito omonimo si ribella.

Una delle tante manifestazioni davanti alla sede del Governo
Il regime, perché di questo si tratta, si avvia a finire. Il cambiamento è iniziato all’improvviso, complici 2000 fenicotteri Rosa ed ha sorpreso tutti, governo albanese compreso.
Con il terreno preparato in una prima fase dall’approvazione della legge sui beni culturali e seguita dalle modifiche alla legge sulle aree protette, avvenuta nel 2024, che ha ridotto la superficie delle zone protette, si è creduto di aprire la strada allo sviluppo turistico completando il quadro giuridico di sostegno inaugurato nel 2015 che aveva introdotto la figura giuridica di investitore strategico allo scopo di attrarre grandi investimenti per stimolare lo sviluppo economico del paese, ma in realtà per consentire legalmente il saccheggio del territorio albanese, consegnandolo alla speculazione internazionale. Lo status di “investitore strategico” ha creato un sistema di privilegi per aziende e individui, con accesso speciale a terreni pubblici, coste, aree turistiche e beni di interesse pubblico che, grazie al precedente regime comunista albanese, appartenevano alla popolazione. Nel gennaio 2025, Kushner ha ottenuto lo status di “investitore strategico”.
A causa di questa legge, molte aree in Albania sono diventate oggetto di conflitto e contesa tra le quali Rrjoll, nella provincia di Velipoja, una cintura verde che collega il delta del Buna con il sistema dunale di Shëngjin, dove ora sono consentiti progetti turistici a seguito delle modifiche alla legge sulle aree protette, incluso il resort “Blue Borgo”, oppure le aree l la laguna prospiciente i resti archeologici della città di Bhutrinto.
Anche in queste aree la questione della proprietà sta suscitando proteste tra la popolazione. Il terreno su cui sorgono o dovrebbero sorgere i progettati impianti turistici, quando non è pubblico, appartiene a clan locali con forti e consolidate presenze in Parlamento.
La posta in gioco
Inizialmente i manifestanti sono scesi in piazza per difendere l’oasi naturale di Zvërnec, e la laguna prospiciente dalla devastazione e dalla privatizzazione ma quando hanno visto che l’area era stata circondata da una recinzione che impediva l’accesso e che al suo interno i lavori procedevano con inaudita velocità ed efficacia rispetto agli standard non solo albanesi sono scesi in piazza sempre più numerosi. Successivamente i manifestanti, uomini e donne di ogni ceto e classe, hanno assunto fra le motivazioni della loro protesta la situazione catastrofica dell’istruzione, dove dominano le iniziative private finanziata dallo Stato, a tutto danno del sistema di istruzione pubblica, il continuo deprezzamento del valore delle pensioni, bassissime, il degrado dei servizi sanitari pubblici a vantaggio dei privati, largamente finanziati e facilitati, rivendicando migliori condizioni di vita e hanno aggiunto alla protesta la costruzione di centrali idroelettriche come quelle di Zall Gjoçaj, Kurdari, Thirrë e Skavica che stanno devastando il territorio, denunciando un sistema di Governo spartitorio appropriativo che si basa sul potere di una oligarchia economica che è parte del sistema politico, sulla criminalità organizzata, sui maneggi di clan politici e clientelari, che attraverso un furto sistematico di voti canalizzano il consenso nel paese. Basta guardare il quadro elettorale dei partiti che partecipano alle elezioni parlamentari per rendersi conto del proliferare di piccole formazioni politiche o di partiti personali che, in quanto portatori di interessi particolari si, affiancano ai due grandi partiti, facendo pagare a caro prezzo il loro sostegno parlamentare.
Chi investe in Albania sa che per farlo ha bisogno di uno sponsor locale. Anche i contratti internazionali per l’esecuzione di progetti finanziati dall’Unione europea necessitano di un socio albanese da coinvolgere nella esecuzione del progetto che ha il compito di fare da mediatore con le istituzioni, percependo in cambio una tangente sui profitti conseguiti. Questa tecnica gestionale ha portato al naufragio progetti di valorizzazione di siti archeologici come quelli di Apollonia e Bylis e lascia Bhutrinto, in una situazione di preoccupante degrado dove un tanfo insopportabile emana dai servizi igienici realizzati sull’Acropoli mentre, il piccolo museo è invaso dai liquami. Di questo sistema Edi Rama è uno de maggiori responsabili insieme all’opposizione e il maggiore beneficiari.
Da anni i due compari, lui e Berischa si sono spartiti allegramente l’Albania, alternandosi al potere: alla fine del confronto Rama è risultato quello più solido e quello più spregiudicato, colui che è riuscito a garantirsi un insieme di collegamenti, non ultimo quello con Giorgia Meloni che egli ostinatamente omaggia, inchinandosi al suo arrivo in Albania, ospitandola in vacanza, concedendo una parte del territorio albanese per edificarvi quello scempio, costituito dall’hotspot di Shëngjin e di Gjadër, luogo di detenzione per i rimpatrianti, nella convinzione che tanto tra qualche anno, per la precisione nel 2030, l’Albania dovrebbe entrare nell’Unione europea e allora tutto dovrà essere rimesso in discussione. Spregiudicatamente Rama pensa che detenere i migranti per conto della Meloni è un prezzo da pagare e conviene all’Albania.
Ciò di cui Rama non si è reso conto e la posizione strategica dell’Albania nei Balcani, delle coste albanesi a guardia dello Stretto di Otranto, delle mire di molte potenze in ascesa, prima tra tutte la Turchia con la quale peraltro flerta da anni, ad insediarsi in Albania, del ruolo strategico degli investimenti di capitali in un paese che insediandosi e producendo profitti lo legano ad interessi che poi verranno difesi militarmente. In un mondo che si va sempre più militarizzando. Edi Rama crede di essere furbo e di giocare un ruolo essenziale nei futuri difficili equilibri dei Balcani.
Nel suo piccolo, punta anche lui, come Israele, con la quale fa affari e sostiene, ad una grande Albania, consapevole della fragilità istituzionale del Kosovo, ben sapendo di avere bisogno di solide alleanze per potere ambire ad annetterlo all’area albanese. Per questo motivo di fronte alla crisi del suo potere politico alimenta il mito-spauracchio del complotto e delle pretese greche sul sud-albanese, pretese storiche, certamente ma al momento del tutto irrealistiche.
Ci sono buone probabilità che in Albania si stia giocando una partita più grande di Rama e che lui e il suo governo finiscano per essere le vittime sacrificali di politiche geostrategiche più generali che assolutamente Rama non controlla e non sarà mai in grado di controllare.
Con maggiore consapevolezza di quanta ne abbia lui la popolazione albanese sembra aver iniziato a capire in quale situazione il paese si trova, al bivio tra una crescente influenza turca, da sempre radicata nel paese, e le pretese di un’Unione europea, sempre più invadente e rapace, che da parte sua non ha assolutamente una politica per il Mediterraneo, ma guarda con ossessione al confronto-scontro con la Russia e aspira ad espandersi ad Oriente nella speranza di poter colonizzare una Russia frantumata, per effetto del conflitto con l’Ucraina che dovrebbe fornirle energia e materie prime delle quali ha estremo bisogno. L’Albania nel panorama europeo è una pulce e può essere schiacciata in qualsiasi momento, come lo è stata nella storia: Rama dovrebbe saperlo ma ha la bava alla bocca gustandosi la prospettiva di beneficiare di lucrosi profitti. Questa ossessione gli fa perdere la ragione e lo precipiterà nell’abisso.
G. L.