L’agrobusiness

A livello mondiale il commercio dei cereali è nelle mani di grossi gruppi che rappresentano delle strutture oligopolistiche, veri giganti del commercio cerealicolo, molto attivi e con operazioni sempre strettamente sincronizzate. Si tratta di colossi che solo impropriamente possiamo definire “ commercianti di cereali “, dal momento che sono in grado di dominare una larghissima gamma di altri prodotti. Sette famiglie si spartiscono la totalità del commercio mondiale: i Fribourg, con la Continental; gli Hirsch e i Born, con la Bunge; i Cargill e i Macmillan, con la Crgill; i Louis Dreyfus e gli Andrè, con le società che portano i loro nomi. Questi signori, con i loro interessi sovranazionali e i superprofitti che ne traggono, si situano inevitabilmente al di là di ogni frontiera nazionale.

In quanto trasformatori, trasportatori e distributori, le cinque sorelle dell’agrobusiness sono in una situazione ideale, grazie alla sincronizzazione sempre più avanzata delle loro operazioni, per estendere ulteriormente la loro zona di influenza nei prossimi anni. Nei paesi in via di sviluppo milioni di persone muoiono di fame o soffrono di malnutrizione endemica, ma il club dei cinque continua a realizzare affari fiorenti, come è sempre accaduto a partire dal piano Marshall. La Cargill, la più potente delle cinque conglobate, inalbera tutti i tratti del potere cerealicolo e incarna perfettamente la potenza del gigante collettivo. Più si va in alto nella gerarchia, più il potere e l’informazione a fini commerciali sono concentrate nelle mani di pochi.

Attualmente le esportazioni annuali di cereali negli Stati Uniti, maggiore produttore mondiale di cereali, superano i 65 miliardi di dollari e il commercio globale dei prodotti alimentari i 126 miliardi di dollari. La parte della Cargill nell’esportazione di cereali ed altri prodotti americani negli ultimi anni è stata mediamente del 44% per l’orzo, del 32% per l’avena, del 31% per il grano, del 20% per il sorgo, del 25% per la soia e del 18% per il mais. Quasi tutte le famiglie del business dei cereali hanno accelerato la diversificazione dei loro profitti. Le cinque sorelle dell’agrobusiness dei cereali controllano tutti gli anelli della catena, che va dal produttore al consumatore, passando attraverso i mercati a termine dei cereali. Esse possiedono le industrie che trasformano il grano in farina, la soia in olio da cucina o alimento per il bestiame, il mais in mangime per animali o in dolcificanti usati nella fabbricazione delle bevande analcoliche. La Cargill detiene, insieme alla Continental, più del 50% di tutte le esportazioni di cereali degli Stati Uniti. E’ anche uno dei principali esportatori di grano francese ed europeo. Tutte insieme, le cinque controllano il 90% del grano e del mais della comunità europea, il 90% delle esportazioni di orzo canadese; l’80% delle esportazioni di sorgo australiano. Anche nei paesi dell’Est europeo hanno il controllo di quasi tutto il mercato, non solo come importatori, ma anche come intermediari.

Le grandi conglobate hanno un ruolo preponderante nei mercati a termine dei cereali e nelle borse del grano, in modo particolare in quella di Chicago (USA), la più importante borsa mondiale dei cereali. Quotidianamente vengono fatte operazioni di speculazione di copertura, per manovrare le quotazioni dei prodotti. Come le sette sorelle del petrolio, le cinque sorelle dell’agrobusiness quotidianamente attraverso una loro “ borsa“ si scambiano continuamente carichi di cereali in modo da ridurre i rischi e da tenere aperte possibilità di speculazione. Una capacità di manipolazione questa che, del resto, si esercita in molti altri settori, oltre a quello cerealicolo. Forte è l’impatto di questo processo sulle condizioni sociali ed economiche nei paesi in via di sviluppo, i più penalizzati da queste operazioni. La liberazione e la globalizzazione dei mercati, la convergenza dei modelli di consumo alimentare, la concentrazione del sistema distributivo, ma soprattutto, l’introduzione delle biotecnologie, inducono mutamenti profondi nell’organizzazione economico-sociale, nel rapporto produzione-natura e, dunque, nelle condizioni di vita dei popoli.

Dobbiamo tenere conto di questa struttura del mercato quando ci interroghiamo sui problemi della fame nel mondo, sulla carenza di risorse, sulle difficoltà di quelle aree del mondo che vivono prevalentemente di agricoltura. E’ su questi elementi strutturali che va costruita la nostra strategia di lotta in questo settore.

Vincenzo Curci