La territorializzazione della libertà e dei diritti

Se la politica della destra al governo si caratterizza in economia per l’immobilismo, il laissez faire, e il sostegno all’evasione fiscale e all’economia criminale mediante lo scudo fiscale e l’uso selettivo dei controlli fiscali, essa è anche molto attiva nella violazione dei diritti di libertà dove non si limita al contrasto all’emigrazione stracciona mediante il respingimento in mare e ai provvedimenti Maroni sulla sicurezza pubblica.

Consapevole di non poter impedire l’emigrazione via terra o quella che usa il visto turistico per non toccare gli interessi dei padroni che vogliono continuare ad alimentare il mercato del lavoro clandestino e poter continuare a disporre di manodopera ricattabile e a prezzi stracciati, la Lega e una parte consistente della destra (non senza qualche alleato nei DS) balcanizza il territorio utilizzando i provvedimenti sull’ordine pubblico.

Verso la pulizia etnica

La parola d’ordine è quella di normalizzare e di uniformare la composizione delle popolazioni sul territorio. I leghisti sono tutt’altro che sciocchi. Sanno bene che il processo di regionalizzazione non può essere realizzato solo con il federalismo fiscale, ma ha bisogno di una base sociale fortemente identitaria. Ebbene se c’è una cosa che le regioni italiane non hanno è una propria identità. Allora bisogna crearla attraverso un ventaglio d’interventi che tendano a costruire “valori” e segni identitari. Da qui la “riscoperta” o creazione di tradizioni (nate appena qualche anno fa!), il divieto di aprire locali dove si serve il kebab o cibo etnico, il potenziamento di manifestazioni che ripropongono i cibi locali, e, perché no, la campagna per l’esposizione negli uffici pubblici e perfino nei locali pubblici del crocefisso, fino ad arrivare al “bianco natale” e al divieto di aprire luoghi di culto per islamici e appartenenti ad altre religioni.

A sinistra si dice che sono segni dell’assenza di un’identità forte, ed è vero. Ma limitandosi a ciò si relega questo agire politico nel campo dell’arretratezza e dell’ignoranza, mentre invece si tratta di una strategia precisa e articolata di costruzione a tavolino di un’identità. Basta pensare alla storia dell’Europa nel novecento per scoprire che non è la prima volta !

Questa strategia prevede l’utilizzo del Comune e del suo apparato di governo e sul controllo che questo può svolgere attraverso i suoi strumenti operativi (vigili urbani, ordinanze di immediata efficacia, ecc.).

Il Comune come entità politica di balcanizzazione del territorio

A sinistra si è posta poca attenzione all’innovazione istituzionale delle Amministrazioni comunali conseguente alla modifica della legge elettorale. In particolare la figura del Sindaco è diventata quello che vorrebbe essere il Presidente del Consiglio. Un dittatore che si nomina la giunta e azzera i poteri dell’opposizione, quando c’è.. Pertanto emana ordinanze di fatto non sottoposte ad alcun controllo, interpreta in modo estensivo i poteri in materia di ordine pubblico ed impone con provvedimento amministrativo l’affissione del crocefisso non solo negli uffici, ma anche in locali pubblici proprietà di privati, sanzionando i trasgressori con ben 500 € di multa, vieta l’apertura di locali di ristorazione etnici e la costruzione di edifici di culto per le confessioni non gradite, ecc.

Così una serie di diritti di libertà vengono gestiti a livello territoriale e non dalla legge generale dello Stato, in aperta violazione degli artt. 3 e 19 della Costituzione.

Su questo punto vedi la schematizzazione dell’impugnazione in via amministrativa di questo tipo di delibere http://www.ildialogo.org/croci/Indice_1257696877.htm. Inoltre la gran parte di tali provvedimenti è di natura amministrativa e pertanto difficilmente impugnabile in sede giurisdizionale.

La “sinistra” parlamentare spesso fa la prima della classe o non capisce, spesso è complice o connivente, quella extraparlamentare è in tutt’altre faccende affaccendate.

E’ perciò nostro compito richiamare l’attenzione e mobilitare singoli e associazioni per contrastare questo disegno perché è su questo terreno che si gioca la battaglia tra chi vuole la pace e una società più giusta, rispettosa delle libertà individuali e collettive e chi, con forme all’apparenza rozze ma adeguate alla situazione, vuole perpetuare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

L’analisi non basta, bisogna radicarsi sul territorio.

Gianni Cimbalo