Cosa c’è di nuovo – Pizzo di Stato

A Catania (il luogo non è casuale), la presidente del Consiglio ha definito le tasse “pizzo di Stato”. Da comunisti anarchici e nemici storici dello Stato, inteso come comitato d’affari delle classi dominanti. Dovremmo essere contenti e concordare con Lei, ma non lo siamo. Abbiamo imparato fin dalla nascita dello Stato sociale che il ruolo delle istituzioni è e può essere molto diverso nei vari contesti, arricchendo quell’analisi teorica dello Stato che venne svolta da Bakunin, evidenziandone il ruolo nell’esercizio del dominio capitalistico e borghese, come gestore dei conflitti e della guerra a danno dei popoli. Sia chiaro la nostra lotta contro lo stato liberale e di classe rimane, anche nella sua accezione di un sistema di stampo corporativo che prevede un accordo tripartito in cui i rappresentanti del lavoro e dei datori di lavoro negoziano i salari e la politica del mercato del lavoro viene mediata dal governo a fronte del mantenimento della proprietà privata nel quado dell’economia di mercato ma non possiamo non prendere atto che il quello che viene definito Stato sociale la previdenza e l’assistenza sociale, l’assistenza sanitaria, l’istruzione e l’edilizia popolare vengono tendenzialmente garantiti a tutti i cittadini.
Siamo consapevoli che Welfare State, con il corollario dello Stato-imprenditore, rappresenta la modalità di gestione dello Stato contemporaneo nei paesi capitalisti a regime democratico e sappiamo bene che tale presenza si accompagna generalmente a un atteggiamento di intervento e direzione nella vita economica, sia a livello legislativo, sia attraverso la pianificazione e la programmazione economica, sia attraverso imprese pubbliche. È certo che in tale sistema lo né lo sfruttamento né le diseguaglianze vengono meno ma sappiamo anche che per svolgere questi compiti occorrono risorse che non possono che essere trovate reperendo risorse dai più ricchi per ridistribuirle.
Ebbene, in questo schema di organizzazione sociale, la riscossione delle tasse è il solo strumento attraverso il quale finanziare questi sevizi ed è perciò che riteniamo opportuna e necessaria la riscossione delle tasse. Esse non costituiscono il pizzo di Stato, come la premier le ha definite, ma lo strumento insufficiente e diseguale per distribuire il benessere e attuare la solidarietà. Delle tasse noi critichiamo piuttosto l’efficacia nel riequilibrio della ricchezza e sosteniamo chi è la tassazione dovrebbe essere progressiva e ben piu efficace di quando avviene, come del resto sostiene la stessa costituzione repubblicana. Per lo stesso motivo in conseguenza di questa consapevolezza siamo contrari ad ogni provvedimento che aiuti gli evasori a sottrarsi dal dare il loro contributo alla collettività e perciò ritenerla accettabile presentare la tassazione operata dallo stato come riscossione del pizzo, attività da sempre propria e caratteristica della mafia.
ll pizzo, lo sappiamo bene, è unca somma di denaro estorta per ripagare la “protezione” concessa da un amico e nasce da una relazione di potere, una violenza imposta con la forza, ricorrendo anche all’omicidio: niente di equiparabile malgrado, ogni sforzo retorico, alle tasse intese come manifestazione di solidarietà e come pagamento del tributo di ognuno nella società.
Siamo convinti che anche in una società che tenda all’anarchia e quindi all’uguaglianza nella libertà, a dare ad ognuno secondo i propri bisogni, (è questo il comunismo!), saranno necessarie forme di ridistribuzione delle risorse per realizzare questo obiettivo, si chiamino esse tasse o contributo di solidarietà sociale.
Ecco perché le affermazioni della presidente del Consiglio paiono inaccettabili anche a noi, nemici dello Stato borghese e liberale, di uno Stato strumento del capitale per realizzare i propri obiettivi. Ciò detto il discorso andrebbe spostato sul merito di ogni tassa della quale si chiede il pagamento, ma questa è lotta politica e sociale che prescindere dal ricorrere all’equiparazione con la pratica mafiosa. In quest’ottica gli evasori sono nemici della collettività né più né meno di coloro che dilapidano, rubano, disperdono, perpetrano i proventi che dalle tasse provengono.
Rimane infine la contraddizione costituita dal definire o lo Stato associazione mafiosa che esige ed estorce da parte di chi lo Stato dovrebbe rappresentare ed è ai vertici del Governo. Lasciamo questo problema a chi gestisce il potere e così si autodefinisce, come parte, anzi il capo, di un’associazione mafiosa, forse pensando alla sua organizzazione politica che presiede.