Le ragioni della laicità – 2. Noi e la religione ebraica

Questo è il secondo di tre interventi dedicati a ciò che pensano i comunisti anarchici delle tre “religioni del libro” [ebraismo, cristianesimo e islamismo].
L’ebraismo è la più antica tra le religioni monoteiste e del libro che hanno all’origine una “rivelazione”.
Possiamo individuare la base programmatica di questa religione nel momento in cui Mosè riceve i dieci comandamenti. Alla base di questa rivelazione viene posto un contratto: non solo i precetti divini vengono negoziati da Mosè con Dio ma tra i due si realizza uno scambio. Dio eleggerà il popolo ebraico a popolo eletto ed esso lo adorerà in maniera esclusiva e totale. Questo patto nasce dalla constatazione che Dio è tale se c’è qualcuno che dice “Dio mio” riconoscendolo come tale e tuttavia introduce una considerazione elementare: ma che Dio è un Dio che ha bisogno di qualcuno che dica Dio mio ? Ecco svelata la natura umana di Dio!
Guardando all’ebraismo e alla narrazione della Bibbia come alla storia di un popolo che percepisce attraverso l’interpretazione degli aneddoti un complesso di principi, di regole, di diritti e di doveri, ne espungiamo alcuni relativi alla sua concezione sociale e in particolare relativamente alla concezione che esso ha della ricchezza.
Per l’ebraismo l’origine divina di tutte le ricchezze risiede in Dio. Pertanto la spinta alla ricchezza economica è moralmente legittima e rappresenta una manifestazione del disegno divino per l’esistenza e il benessere del mondo. Il desiderio egoistico di possedere può generare ingiustizia diffusa e portare a scelte economiche immorali anche se l’avidità di ricchezze è considerata come il più potente dei desideri umani.
Rifiutando l’idea che la fortuna, il duro lavoro, o l’abilità siano le reali fonti del successo economico, e sostenendo che ogni ricchezza proviene da Dio, il mercato diventa di conseguenza un potenziale veicolo per l’ottenimento della santità.
Per l’ebraismo tuttavia la proprietà privata è limitata dall’obbligo di fare la carità (Tzedakah) la quale è considerata un obbligo di chi possiede la ricchezza e non un diritto del beneficiario. Per ristabilire la giustizia (Tzedek) una parte della ricchezza deve essere utilizzata per la soddisfazione di bisogni sociali attraverso la ridistribuzione obbligatoria attuata mediante la tassazione pubblica e politiche macroeconomiche
contrassegnate dall’equità. La tassazione possiede dunque una base morale e il controllo dei prezzi, la promozione attiva della competizione – tranne quando possa essere dannosa alla società – e simmetricamente la protezione dei diritti di proprietà e la promozione della verità nel commercio, sono le prime istanze delle quali le corti e i rappresentanti politici si devono occupare. I non Ebrei sono obbligati come gli Ebrei a stabilire un sistema legale, che possa prevenire l’immoralità economica promuovendo la giustizia sociale. Nel perseguimento della giustizia, lo Stato può far valere un diritto di proprietà sul patrimonio altrui in quanto il suo potere è di più importante di quello dell’individuo, dovendosi esso far carico del bene comune.
Dunque la creazione di ricchezza e l’equità nella sua distribuzione sono condizioni essenziali ma non sufficienti per la santificazione dell’umanità in quanto l’uomo deve dedicare il suo tempo al riposo sabbatico e allo studio delle scritture e quindi vivere con modestia perseguendo l’obiettivo della sufficienza. Ciò non significa che egli debba essere povero poiché non con la povertà si raggiunge la salvezza ma deve custodire il
mondo che gli è stato dato e amministrane le risorse con saggezza, nell’interesse delle generazioni future.

Ebraismo e lotta di classe

Questi, in estrema sintesi, alcuni principi base dell’ebraismo in relazione ai quali i comunisti anarchici ritengono ovviamente inaccettabile – come fanno con ogni religione – il far dipendere ogni cosa da Dio quasi che il percosso della sua vita debba seguire una strada tracciata e non modificabile. Per i comunisti anarchici è l’essere umano che decide della sua vita e della sua storia ed anzi ogni sua azione è finalizzata ad  acquisire la piena disponibilità della propria vita. Certo non dispiacciono all’anarchismo le preoccupazioni collettive dell’ebraismo il forte solidarismo verso gli altri ma rilevano che esso è limitato ai correligionari e che quindi si tratta di una solidarietà selettiva. Ciò non di meno la storia del popolo ebraico le persecuzioni e l’oppressione alle quali esso è stato sottoposto, hanno fatto maturare all’interno dell’ebraismo una forte solidarietà di classe che ha fatto si che essi fossero presenti numerosi all’interno del movimento operaio e contadino. Di questa presenza esistono testimonianze numerose ed essa è giunta a ipotizzare anche a livello collettivo una profonda influenza anche nelle realizzazioni pratiche delle strutture alle quali l’ebraismo ha dato vita. Ad esempio,
all’origine del Kibbutz sta un’idea solidaristica e una organizzazione dei compiti, delle funzioni e delle responsabilità che recepisce molte delle esperienze tipiche del movimento operaio e della lotta di classe e questo prima che i Kibbutz fossero assorbiti e egemonizzati dal movimento sionista.
Rimane tuttavia il nucleo forte della religione ebraica, l’idea stessa di popolo eletto che ha stipulato un’alleanza privilegiata con Dio, che per l’anarchismo comunista è decisamente inaccettabile. Il fatto è che per il comunismo anarchico l’elemento base di giudizio rimane la collocazione di classe dei singoli individui e pertanto il banchiere ebreo è un nemico di classe in quanto banchiere e non in quanto ebreo e così l’operaio
ebreo fa parte dei movimenti rivoluzionari sulla base di una scelta di classe e non in quanto ebreo.
Uno degli obiettivi del capitale è sempre stato quello di staccare le comunità ebraiche dai movimenti comunisti e egualitarismi e per fare ciò si è fatto ricorso, soprattutto da parte dei bolscevichi ad accuse nei confronti dei maknovisti (comunisti anarchici operanti in Ucraina dal 1917 al 1921) di aver organizzato progom di ebrei. E’ vero il contrario perché è provato che i membri delle comunità ebraiche delle pianure ucraine fecero parte a pieno titolo del movimento di popolo che si oppose sia ai bianchi zaristi che all’esercito bolscevico, promuovendo la collettivizzazione della terra e delle fabbriche. Essi erano parte integrante dell’organizzazione Nabat e combatterono fino all’ultimo in difesa dei contadini e degli operai, essi stessi contadini e operai. Contro
alcuni di essi i comunisti anarchici combatterono in quanto costoro si erano schierati dalla parte dei padroni e degli sfruttatori.

L’ebraismo di oggi e noi

Oggi i comunisti anarchici distinguono profondamente tra lo Stato confessionale ebraico e persone di religione ebraica. Il primo è uno Stato a base confessionale che in materia di libertà religiosa e di pensiero applica gli statuti personali (ogni cittadino si vede applicato il suo diritto religioso nelle materie personalizzabili come matrimonio, filiazione eredita ecc.). Malgrado esso ospiti ancora dei Kibbutz siamo di fronte ad uno stato
dichiaratamente capitalista e di classe le cui politiche vengono avversate con la lotta. Inoltre questo Stato conduce una battaglia etnica contro i palestinesi ovvero contro la popolazione indigena della Palestina e pertanto è per questo motivo condannabile.
Gli anarchici e i comunisti anarchici israeliani, pur presenti in Israele hanno dato vita a iniziative come “Anarchici contro il muro”, organizzazione di cui fanno parte anche compagni palestinesi che si batte contro il muro che divide le due comunità e per la pace e vuole il superamento della contrapposizione etnica e religiosa per una società solidale e unitaria.
Ciò dimostra l’assoluta irrilevanza per i comunisti anarchici dell’appartenenza etnica o religiosa a livello individuale e la loro capacità di ricomprendere all’interno della società futura che essi vogliono costruire la libertà individuale di coscienza e le stesse scelte religiose tanto da riuscire a convivere fin da oggi in organizzazioni di lotta comune.
Una delle ragioni fondanti del comunismo anarchico è infatti la tutela dell’uguaglianza nella libertà, il che significa anche libertà di credere o di non credere. E’ per questo che l’anarchismo comunista e di classe si schiera contro l’ebraismo come contro ogni altra religione in nome della libertà di pensiero.

Gianni Cimbalo