Lo scippo… beato

Il Primo Maggio 2011 la Chiesa cattolica beatifica Karol Wojtyla, raccontando al mondo la favola mediatica di un papa buono e amorevole, un moderno eroe per i giovani, che dovrebbe risollevare le sorti di un cattolicesimo stanco e in crisi, ridotto a coltivare gli orti di una minoranza “qualificata” anche all’interno di quei contesti sociali nei quali un tempo deteneva la maggioranza delle appartenenze religiose. Un cattolicesimo sulla
difensiva che invoca steccati e barriere, che chiede e ottiene attraverso una lobbie costituita insieme ad altre chiese cristiane (soprattutto quelle ortodosse) che la Corte di Strasburgo riconosca il crocefisso come marcatore territoriale e culturale, nel tentativo di garantire la sua presenza egemone almeno nel territorio europeo.

Ma chi è stato Karol Wojtyla?

L’ultimo papa oscurantista e reazionario del secolo appena trascorso è il degno compare dei suoi predecessori che egli, a sua volta, ha beatificato. Ci riferiamo in particolare a Pio IX, rapitore di bambini (vedi il caso Mortara) e assassino di molti patrioti del Risorgimento, attitudine che gli valse da parte di Garibaldi il nome di “metro cubo di letame”.
Anche il neo-beato si è prodigato nell’uso della repressione e delle condanne a morte, sostenendo i generali argentini attraverso il nunzio Pio Laghi; affiancando Pinochet sul balcone della Casa Rosada, a sanzionare la legittimità della sua conquista del potere e il massacro di migliaia di cileni; lasciando in balia dei contras il Vescovo salvadoregno Romero e tutti i sacerdoti che avevano sposato la teologia della liberazione.
Altrettanto attivo è stato questo papa nella guerra dei Balcani. Ricordiamo di lui l’immediato riconoscimento della Croazia in funzione anti ortodossa, in aperta contraddizione con un ecumenismo affermato, ma non praticato. Questo papa ebbe occasione di esprimere compiutamente il proprio pensiero con l’enciclica «Slavorum apostoli» del 1985, che ricorda il ruolo dei santi Cirillo e Metodio che portando il
Vangelo tra gli slavi, dettero un «contributo eminente» alla formazione delle «comuni radici cristiane dell’Europa», costruite sul sangue delle guerre di religione.
Karol Wojtyla fu prodigo e amorevole nelle cure dedicate allo IOR (Istituto Opere di Religione) nelle sue attività illecite. Si disse che lo facesse per finanziare Solidarnosc (il sindacato polacco che guidò la rivolta anticomunista). Si attribuisce a lui il merito di aver contribuito alla caduta del blocco sovietico. Ciò è certamente vero, anche se le ragioni del fallimento di quei regimi stanno nella negazione della libertà e nel tradimento del progetto di costruzione del comunismo. E’ vero che la conseguenza è stata quella di introdurre il mercato e peggiorare le condizioni di vita, accentuando le disuguaglianze economiche, ma di questa sua attività i proletari di tutto il mondo gli devono essere comunque riconoscenti per aver contribuito a combattere la mistificazione più palese e dannosa dei loro ideali di libertà e di giustizia sociale.
Per capire quali fossero i suoi veri intenti verso i proletari di tutto il mondo, basta leggere le due encicliche dedicate al mondo del lavoro: la «Laborem exercens» dedicata al significato del lavoro umano, mai «riducibile a merce» perché fondato
sulla dignità della persona umana, la priorità dei lavoratori sul capitale e il rifiuto del capitalismo.
la «Centesimus annus» che ripropone – modernizzandoli – i contenuti della dottrina sociale della Chiesa, espressi nella «Rerum Novarum» a 100 anni dalla sua promulgazione.
Ambedue, questi testi sono finalizzati a combattere la lotta di classe, raccomandano la collaborazione tra capitale e lavoro, prospettano una società nella quale i lavoratori devono accontentarsi di “un salario giusto ma parco”, come ebbe a dire il suo predecessore e ispiratore Leone XIII, autore della «Centesimus annus».

Il “beato moralista”

Sul piano dottrinale il neo-beato è stato un reazionario di prima grandezza e ha dedicato particolare cura a ripristinare le convinzioni teologiche e gestionali precedenti al Concilio Vaticano II. Consapevole del ruolo di “minoranza cosciente” assunto dai cattolici nelle società cristianizzate che pure hanno costituito i luoghi storici dell’egemonia religiosa cristiana, ha lavorato alla creazione di proprie milizie con discutibile fortuna. A lui si deve l’erezione in prelatura personale dell’Opus Dei in modo che i membri dell’organizzazione rispondano solo ai loro vescovi e la beatificazione del suo fondatore Echevarria de Balaguer, in cambio del sostegno alle dissestate finanze dello IOR. E’ suo il forte appoggio ai “Legionari di Cristo”, trasformati in congregazione di diritto pontificio, fondati e guidati dal pedofilo Marcial Maciel Degollado, come accertato da indagini svolte dalla stessa Santa Sede. Né la propensione al sostegno dei pedofili si è fermata alle congregazioni, ma ha riguardato numerosi vescovi, come ad esempio il cardinale di Vienna Hans Hermann Groer. Le ragioni di questo atteggiamento vanno cercate nel superiore interesse della Chiesa cattolica a
disporre di una gerarchia obbediente nel condurre una battaglia per il mantenimento di posizioni dominanti nei territori, anche utilizzando un clero dai comportamenti discutibili, purché fedele alle indicazioni e alle strategie complessive della Chiesa cattolica.

Il “beato mediatico”

Non vi è dubbio che Karol Wojtyla possedeva una notevole capacità mediatica e un notevole ascendente in quei movimenti ecclesiali che dedicano la loro attività all’educazione e organizzazione dei giovani cattolici, a quelle che dovrebbero essere le truppe della rinascita del cattolicesimo militante. Nei suoi innumerevoli viaggi il defunto papa ha saputo sollecitare simpatia e produrre illusioni di uguaglianza e di giustizia tra gli umili. Inoltre la sua opposizione all’uso della guerra come strumento di regolazione dei conflitti e persino il suo interessato rispetto per le fasi di fine vita degli uomini, manifestatasi in occasione della sua malattia, invocando per sé il rifiuto delle pratiche di accanimento terapeutico e sostegno vitale ad oltranza, ha alimentato simpatia e vicinanza nell’opinione pubblica.
Questo capitale andava sfruttato attraverso l’attribuzione a lui di un miracolo – la guarigione di una suora – miracolo singolarmente simile a quello che condusse alla beatificazione di Pio IX! Da qui le odierne celebrazioni orribilmente segnate dall’ostensione di un’ampolla con il suo sangue, residuo di un prelievo ospedaliero del quale è stato enfatizzato l’alto contenuto di eparina, a ricordare l’impossibilità della sua
coagulazione. Viene da chiedersi se non ci si voglia preparare a procedimenti simili alle manipolazioni del sangue di San Gennaro, alla ricerca di nuove manifestazioni soprannaturali!
In attesa di eventi futuri la Chiesa di Roma ha scelto come data per la beatificazione il primo maggio.
E’ noto che la Chiesa cattolica – e tutte le religioni – hanno la tendenza a impossessarsi delle festività e dei momenti sacrali delle religioni precedenti, conferendo alla festa tradizionale una nuova motivazione.
La Chiesa cattolica considera il movimento dei lavoratori un residuo del passato, ma esso resta pericoloso, perciò se ne deve mistificarne e cancellare il ricordo. E’ stato fatto un primo tentativo – fallito – di proclamare il Primo Maggio festa di San Giuseppe lavoratore (con poca grazia, trattandosi di un padre “putativo”)!
La Chiesa cattolica ci riprova oggi – sperando in miglior fortuna – trasformando la festa del Primo Maggio nella data di beatificazione di Karol Wojtyla, chiedendo al defunto papa un ultimo servizio.
Sta alle nostre coscienze e alla nostra intelligenza rifiutare e smascherare queste mistificazioni, ripristinando la verità della storia, consapevoli che quando un papa muore se ne fa un altro e la dinastia continua ! Fino a quando i santi e i beati saranno come Wojtyla La Chiesa lavorerà alacremente alla sua crisi definitiva. La coscienza di classe dei lavoratori, la sua capacità di lotta invece non muore mai: viene sommersa, martoriata, perseguitata, ma risorge, perché essa è nella storia, è eterna.

La redazione