Morire per Kiv/Kiev

Da circa due mesi ci svegliamo con le ultime notizie dall’Ucraina a causa di due stronzi che litigano se la città debba chiamarsi Kiev o Kiv. Sono ambedue sodali di oligarchi (leggi maiali capitalisti che sfruttano i rispettivi popoli), portatori di interessi di sistemi di sfruttamento che stanno conducendo un tragico gioco di ruolo che vede uomini e donne rincoglioniti dal patriottismo scontrarsi l’un l’altro. Come in tutti i giochi di ruolo c’è chi fa la parte dell’aggressore e dell’aggredito.
Putin, un individuo cinico e senza scrupoli, mandante di omicidi di suoi oppositori,i edificatore e costruttore di un sistema di potere economico e sociale che si ammanta del nazionalismo russo e del sogno ancestrale di dominio di un popolo, che si crede parte di un impero. Per affermare il suo potere non ha esitato a scatenare una guerra di aggressione e di dominio che uccide, stupra, opprime pur di raggiungere i suoi obiettivi. Per i suoi piani si ammanta delle coperture ideologiche e valoriali offerte da una Chiesa, quella Ortodossa Russa, portatrice di valori repressivi e illibertari, assetata di potere, sostenitrice del rapporto sinfonico tra l’azione repressiva e di governo dello Stato della vita materiale dei cittadini e quella di governo delle anime, dello spirito e della psiche, di donne e uomini, ad opera della Chiesa, per privarli del benessere, dell’uguaglianza e della libertà, nella vita di ogni giorno, della felicità, dell’amore e della gioia nella loro vita terrena. Così il binomio Putin-Kirril gestisce e distrugge la vita dei russi.
Zelensky, un demagogo costruito in laboratorio, espressione anch’esso di un sistema economico caratterizzato dalle medesime leggi, formato da oligarchi (leggi capitalisti) che si ammanta del nazionalismo ucraino e del sogno identitario di nazione artatamente costruito nelle guerra. Per legittimarsi al potere questo regime si ammanta delle coperture ideologiche e valoriali offerte da una Chiesa, quella Autocefala Ortodossa Ucraina, portatrice di valori repressivi e illibertari, assetata di potere, sostenitrice del rapporto sinfonico tra l’azione repressiva e di governo dello Stato, della vita materiale dei cittadini e quella di governo delle anime, dello spirito e della psiche, di donne e uomini, svolta dalla Chiesa ,per privarli del benessere, dell’uguaglianza e della libertà, nella vita di ogni giorno, della felicità, dell’amore e della gioia nella loro vita terrena. Così il binomio meno noto, ma altrettanto criminale, benché aggredito Zwlensky-Daniel (Patriarca della Chiesa Ortodossa Ucraina) gestisce e distrugge la vita degli ucraini.
In mezzo, due popoli mandati al macello, con macellai e macellati, con combattenti che traggono da se il peggio, come avviene in ogni guerra, che massacrano, bombardano, stuprano, uccidono. senza pietà, rischiando di coinvolgere nella carneficina – come in ogni guerra che non ha niente di nobile, ma è semplicemente ignobile – porzioni crescenti di
uomini e donne. Fuori dal campo, ai confini, gli spettatori. emuli del popolo romano al Colosseo che guardano la scena, esprimono pietà e misericordia, accogliendo gli ucraini in fuga e, al tempo stesso, mostrano il pollice verso, alimentando con armi sempre nuove i contendenti perché il sangue nell’arena scorra copioso.

La guerra e noi

Ma noi che siamo sugli spalti dell’arena, siamo veramente fuori da questo gioco di ruolo: no, ci siamo dentro mani e piedi e molti di noi moriranno come i duellanti, anche se forse con modalità e tempi diversi: moriranno di fame, di sete, di indigenza, di disuguaglianza, di perdita della libertà, di sfruttamento degli uni sugli altri, perché i regimi e i sistemi politici tutti verranno legittimati dallo stato di guerra e potranno stringere nella morsa repressiva la vita, le speranze, i sentimenti, le gioie, il benessere materiale di ognuno, la libertà.
È per questi motivi che bisogna uscire dalla logica aggressore-aggredito e dire in modo chiaro e forte che lo sfruttamento capitalistico dell’uno e dell’altro soffoca i popoli e che è giunto il momento di rifiutare il ricatto della retorica della guerra, sempre e comunque ingiusta, rendendoci conto che identici e contrapposti interessi di classi dominanti sfruttano e manipolano i popoli, mandandoli al macello gli uni contro gli altri e non dimenticando che l’unica guerra legittima e giusta è quella di classe dei proletari contro i padroni, che le patrie sono delle finzioni. Ecco perché, pur continuando ad essere solidali e ad accogliere chi scappa dalle guerre, e non solo gli ucraini, è giusto e necessario che
abbandoniamo il gioco di ruolo della guerra e ci occupiamo delle condizioni materiali di povertà crescente, dell’indigenza, della miseria, dello sfruttamento, della mancanza di lavoro, della scomparsa di ogni libertà.

La Redazione