Un Trattato controverso

Dopo quattro anni di trattative il 26 novembre è stato firmato il Trattato del Quirinale [1] che regolamenta il partenariato tra i due paesi attraverso strumenti di consultazione e concertazione per una politica coordinata su numerose materie. L’asse Parigi Roma ambisce a sostituire quello tra Parigi e Berlino.
L’accordo non è solo una risposta alle incertezze della politica tedesca a causa dell’avvicendamento alla Cancelleria. Olaf Scholz sarà a capo di un Governo la cui politica economica e finanziaria non è chiara, malgrado il dettaglio estremo dell’accordo di governo e le notizie trapelate a proposito di aumento del salario minimo, investimenti,
riconversione ecologica e politiche sociali. La presenza dei liberali alle finanze fa presagire il ritorno al patto di stabilità già nel 2023 e la riproposizione dell’austerity con il limite del disavanzo al 3% del Pil.
Con il Trattato il capitalismo francese sembra sganciarsi da quello tedesco, cerca tuttavia stabilire convergenze e sinergie con quello italiano e sigla un accordo che potrebbe risultare sbilanciato per l’Italia, regalando vantaggi competitivi alla Francia, posto che Parigi non sempre ha avuto riguardi per l’assetto finanziario italiano. Si pensi alla battaglia di Vivendi per il controllo di Tim e al caso Fincantieri-Stx, in cui il gruppo triestino non ha potuto completare l’acquisizione degli Chantiers de l’Atlantique a causa dell’opposizione del Governo francese. E ora che si annuncia l’“autonomia strategica” dell’UE con lo Strategic Compass ed un nuovo esercito europeo, c’è il rischio di una nuova rincorsa dell’industria degli armamenti francese ad accaparrarsi i progetti di sviluppo del settore. Sotto attacco sembra essere infatti Oto Melara che sarebbe in vendita alla franco- tedesca Knds. Anche la fusione tra Fiat e PSA (Peugeot S.A)
in Stellantis, presenta non poche ombre, osto che non è affatto chiaro il ruolo di Stellantis nella crisi della GKN e nella decisione di delocalizzare in Polonia. Ma i segnali sono contraddittori se si guarda invece all’ingresso della Cassa Depositi e Prestiti in Euronext, e anche alla collaborazione franco italiana nel settore aereo-spaziale. Converrà quindi che si proceda ad un’analisi puntuale dei 12 articoli del Trattato.

I contenuti del Trattato

Dopo un ampio preambolo che elenca le ragioni della collaborazione e formula i migliori auspici per il successo dell’iniziativa il Trattato entra nel merito, affrontando il nodo degli affari esteri e,dopo aver ribadito l’impegno a rispettare gli accordi internazionali sottoscritti,“le Parti s’impegnano a sviluppare il loro coordinamento e a favorire le
sinergie tra le rispettive azioni a livello internazionale. Esse si consulteranno regolarmente con l’obiettivo di stabilire posizioni comuni e di agire congiuntamente su tutte le decisioni che tocchino i loro interessi comuni…”, Se ciò avvenisse sarebbe una positiva novità, posto che la Francia con il suo intervento in Libia nel 2011, ha praticamente creato la crisi libica a seguito dei rapporti poco chiari tra il dittatore libico e il presidente francese che dal governante libico avrebbe ricevuto finanziamenti. In ogni caso in quella occasione a prevalere furono gli interessi della TOTAL e le sue mire sui
giacimenti libici. Ora il clima sembra essere cambiato, come dimostrerebbero le recenti iniziative diplomatiche e la Francia sembra aver compreso che gli conviene il fronte comune con l’Italia piuttosto che favorire turchi, russi ed egiziani (sub agenti degli inglesi). La cooperazione dovrebbe svilupparsi mediate consultazioni in caso di crisi e alla vigilia di importanti scadenze, mediante la cooperazione strutturata tra le rispettive missioni diplomatiche in ogni ambito.
Un particolare campo di comune interesse è costituito dal Mediterraneo, dal Nord Africa, al Sahel e al Corno d’Africa, dove per la Francia permangono fondamentali interessi economici, strategici e di accesso alle materie prime.
Ciò ben si comprende se si pensa alle difficoltà della Francia nell’Africa francofona. Perciò le Parti promuoveranno “consultazioni bilaterali sulle politiche per lo sviluppo sostenibile, e sui modi per assicurare una tutela e una promozione efficace dei diritti umani, dello Stato di diritto e del buon governo…”; “un approccio comune in seno all’Unione Europea nei confronti dei principali partner e competitor internazionali, in particolare sulle questioni relative alle sfide globali e alla governance multilaterale, nell’intento di fare blocco comune nei confronti dei paesi di Visegrad.
Ci auguriamo che la collaborazione si estenda all’opposizione alle delocalizzazioni e alle politiche di dumping economico finanziario e salariale, praticate da questi paesi, oltre che al rafforzamento del multilateralismo commerciale e al coordinamento tra la politica commerciale dell’Unione Europea e gli obiettivi europei di sviluppo sostenibile.
In materia di sicurezza e difesa le parti si impegnano a collaborare nell’ambito della Nato e del Trattato sull’Unione Europea e a livello bilaterale e si prospetta la possibilità di costituire un corpo armato comune per la difesa delle frontiere esterne dell’Unione. Le Parti dichiarano che contribuiranno alle missioni internazionali di gestione delle
crisi, coordinando i loro sforzi, terranno incontri bilaterali istituzionalizzati nel settore della difesa e consultazioni regolari all’interno del Consiglio italo-francese di Difesa e Sicurezza. Coopereranno per migliorare l’efficienza e la competitività dei rispettivi sistemi industriali per contribuire allo sviluppo e “al potenziamento della base industriale e tecnologica della difesa europea attraverso progetti comuni, bilaterali o plurilaterali, in connessione con la costituzione di partnership industriali in specifici settori militari, nonché dei progetti congiunti nell’ambito della cooperazione strutturata permanente
(PESCO), con il sostegno del Fondo europeo per la difesa e provvederanno allo scambio di personale militare, alla formazione, all’addestramento nel settore della sicurezza e della difesa. Il ricco mercato delle armi fa gola ad entrambi!
Relativamente agli affari europei le Parti concerteranno le loro posizioni, attraverso una costante consultazione preventiva sulle diverse questioni non solo relativamente “ai principali settori della politica economica europea, quali la strategia economica e di bilancio, l’industria, l’energia, i trasporti, la concorrenza e gli aiuti di Stato, il lavoro, il contrasto delle diseguaglianze, la transizione verde e digitale e la programmazione finanziaria dell’Unione Europea”, ma promuoveranno l’integrazione economica e finanziaria dell’Unione Europea, il completamento dell’Unione economica e
monetaria rafforzando la moneta unica, fattore di autonomia strategica per l’Unione Europea. Significativo l’impegno per una convergenza fiscale al fine di lottare contro la concorrenza aggressiva, sostenendo al contempo un’evoluzione delle regole della fiscalità internazionale che rispondano alle sfide della digitalizzazione delle economie in direzione di una politica di contrasto al dumping fiscale. La crescita dell’adesione a una politica di rafforzamento dell’Europa si tradurrà nell’impegno comune a un più esteso ricorso al sistema della maggioranza qualificata per l’assunzione di decisioni nel
Consiglio d’Europa. Questa convergenza non mancherà di incidere sul rinnovo del patto di stabilità per scongiurare un ritorno al limite del 3% del Pil.
Relativamente alle politiche migratorie, giustizia e affari interni Francia e Italia s’impegnano a lavorare insieme per una riforma in profondità e un’applicazione efficace della politica migratoria e d’asilo europea, mantenendo l’integrità dello spazio Schengen e agendo sulle politiche d’integrazione affinché tengano conto della particolarità dei
flussi migratori verso le loro rispettive frontiere. Verrà promosso il partenariato con i Paesi terzi d’origine e di transito dei flussi migratori, sostituendo alla competitività in questo settore la cooperazione e un meccanismo di concertazione rafforzata, con riunioni periodiche su asilo e migrazioni. Vi sarà inoltre una lotta comune contro la criminalità organizzata e il terrorismo, valutando una partecipazione congiunta agli strumenti europei, intensificando la cooperazione transfrontaliera tra le rispettive forze dell’ordine, le cui attività verranno coordinate a tutti i livelli e assistite da organismi
di concertazione a livello di Ministri dell’Interno o di Direttori Generali. Verrà intensificata la cooperazione in materia di protezione civile creando una struttura comune. Verrà assicurato il coordinamento e la collaborazione tra le rispettive amministrazioni giudiziarie nei settori penale, civile, della protezione dei minori, penitenziario e dell’organizzazione della giustizia, anche nella prospettiva di intervento sulle questioni europee e, in particolare, la lotta contro i contenuti terroristici online, l’incitamento all’odio, la radicalizzazione, per il contrasto della criminalità organizzata, e a tutte le
gravi ed emergenti forme di crimine trans-nazionale, attraverso il costante ricorso agli strumenti di cooperazione bilaterale e multilaterale dedicati e facendo ricorso a mezzi operativi in materia di sequestro e confisca, inclusi i casi di traffico illecito di beni culturali e di criminalità ambientale.
Il Trattato affronta poi una delle tematiche più importante, quella della cooperazione economica industriale e digitale e le Parti si impegnano a facilitare gli investimenti reciproci e a produrre, in un contesto di bilanciamento dei rispettivi interessi, “progetti congiunti per lo sviluppo di startup, piccole e medie imprese (PMI) o grandi imprese dei due Paesi, favorendo le relazioni reciproche e la definizione di strategie comuni sui mercati internazionali, nel quadro di un’Europa sociale.” La dichiarazione sembra fatta apposta rassicurare l’Italia rispetto alle politiche aggressive di acquisizioni della finanza e del capitalismo imprenditoriale d’oltralpe. L’intento dichiarato è di perseguire la
“competitività globale delle imprese e facilitare la realizzazione della doppia transizione digitale ed ecologica dell’economia europea”, promuovendo dei progetti a sostegno dell’occupazione e degli attori economici locali, a partire dai settori della transizione energetica e digitale, delle nuove tecnologie, della sanità, della difesa e dei trasporti,
promuovendo al contempo l’innalzamento degli standard sociali e ambientali e consentendo di accedere più agevolmente ai finanziamenti tramite fondi e programmi europei. Vi è anche l’impegno a cooperare per il raggiungimento di tale obiettivi nei settori strategici, quali le nuove tecnologie, la cyber-sicurezza, il cloud, l’intelligenza artificiale, la condivisione dei dati, la connettività, il 5G-6G, la digitalizzazione dei pagamenti e la quantistica, una governance internazionale del settore digitale e del cyber-spazio. Le Parti convengono d’intensificare la collaborazione tra i loro
“Anti-Fraud Coordination Services” (AFCOSs) e le loro amministrazioni fiscali. Riconoscendo l’importanza della prevenzione e della lotta contro la corruzione e le frodi, l’evasione e l’elusione fiscale. Anche in questo caso si ribadisce che viene attivato un sistema di commissioni bilaterali su specifiche tematiche, incluse quelle delle politiche industriali e delle intese economiche, che servono proprio a prevenire i disaccordi tra le parti e a garantire la tutela dei rispettivi interessi, principio solennemente ribadito all’art. 11 del Trattato. I sistemi fiscali dei due paesi si impegnano a dialogare.
Nell’art. 6 le Parti si occupano poi di promuovere uno sviluppo sociale, sostenibile e inclusivo tutelando “le condizioni di lavoro e di retribuzione dignitose per tutti i lavoratori, inclusi quelli delle piattaforme, di garantire un salario minimo adeguato, di sviluppare il dialogo sociale, di lottare contro la disoccupazione giovanile e di promuovere il
diritto individuale alla formazione per favorire lo sviluppo delle competenze. S’impegnano a sostenere le politiche per una piena parità tra uomini e donne, in particolare l’empowerment femminile e a promuovendo il talento e la leadership femminili. S’impegnano a lottare contro tutte le discriminazioni, a combattere il dumping sociale, a lottare contro la povertà e l’esclusione sociale e a rafforzare la protezione delle persone vulnerabili”. Dichiarano perciò che intendono agire insieme di fronte alle evoluzioni del mercato del lavoro e ai cambiamenti demografici e s’impegnano a organizzare una consultazione annuale in vista dello scambio di buone pratiche e della preparazione di progetti e posizioni comuni nel quadro europeo. Vengono richiamati gli impegni di Porto 21 e l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile, la protezione dell’ambiente e del clima, in particolare l’Accordo di Parigi; gli impegni in campo ecologico si sprecano, soprattutto a favore della de-carbonizzazione in tutti i settori, sviluppando le energie rinnovabili e promuovendo l’efficienza energetica, riducendo le emissioni prodotte dai trasporti, sviluppando modelli di mobilità e infrastrutture pulite e sostenibili: il pensiero va inevitabilmente all’inutile e devastante TAV Torino-Lione. Sorge perciò il sospetto che il previsto “Dialogo strategico sui trasporti a livello di ministri competenti per le infrastrutture e della mobilità sostenibili”
abbia il fine di coordinare l’azione su progetti scellerati ed economicamente già vecchi e superati. Inoltre le Parti, ribaditi gli impegni sottoscritti con la Convenzione sulla diversità biologica e con quella delle Nazioni Unite, dichiarano che intendono combattere la desertificazione e si ripropongono di fare del Mediterraneo un mare pulito ed ecologicamente sostenibile. Flebili e inconsistenti sono gli impegni delle parti per ciò che concerne il sistema agricolo e agroalimentare, settore molto caro ai francesi, nel quale è del tutto evidente che essi intendono proseguire nella politica di acquisizione e
di controllo dell’agricoltura e dell’industria italiana del settore e persistere nelle politiche competitive nei settori del vino e lattiero caseario, in particolare senza esclusione di colpi.
A proposito dell’esplorazione e dell’utilizzo dello spazio extra-atmosferico a fini pacifici e dell’accesso autonomo allo spazio da parte dell’Europa il Trattato prevede la cooperazione bilaterale a livello industriale, scientifico e tecnologico, in particolare nel quadro dell’Unione Europea e dell’Agenzia Spaziale Europea e l’integrazione dell’industria spaziale dei due Paesi, per sviluppare i lanciatori istituzionali Ariane e Vega e finanziare la base europea di lancio di Kourou, a incoraggiare e sviluppare la cooperazione industriale nel settore dell’esplorazione, dell’osservazione della terra e delle telecomunicazioni, della navigazione e dei relativi segmenti terrestri.
Relativamente al settore dell’istruzione e formazione, ricerca e innovazione le parti si impegnano a favorire la mobilità, potenziando il programma europeo Erasmus+, a promuovere la conoscenza delle lingue, anche incrementando la mobilità dei docenti e degli studenti, intendendo contribuire alla costruzione dello Spazio europeo dell’istruzione, incoraggiare la mobilità giovanile, attraverso programmi di collaborazione dedicati. Ritenendo che la collaborazione in campo universitario possa essere perseguita, svilupperanno il dialogo strutturato tra la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) e la Conferenza dei Presidenti delle Università (CPU) francese e la collaborazione attraverso l’Università Italo-Francese (UIF). dimostrando di condividere una visione verticistica e burocratica di gestione del problema.
Questa impostazione, che tuttavia rimane, viene attenuata dall’impegno a promuovere e rafforzare i programmi di scambio di studenti e personale accademico in ogni settore scientifico-disciplinare, favorendo i doppi titoli, i titoli congiunti, in particolare a livello master, e i dottorati in co-tutela, nonché la cooperazione tra scuole dottorali, la ricerca e
l’innovazione attraverso il programma europeo “Horizon Europe”. Ben poco oltre il generico impegno a potenziare e valorizzare i rapporti di collaborazione nell’ambito delle grandi infrastrutture di ricerca e a sviluppare la mobilità dei ricercatori alla luce di quanto previsto dall’articolo 11, comma 2 del Trattato.
Per quanto concerne cultura, giovani e società civile si ripone particolare enfasi sul varo di un programma di volontariato italo-francese intitolato “servizio civile italo-francese” nel quadro di una strategia comune europea nel quadro del servizio civile universale italiano e del servizio civile francese e sulla base di una cooperazione tra le agenzie e
gli enti governativi incaricati della gestione dei due programmi e delle opportunità di mobilità giovanile. Viene rilanciata la commissione mista prevista all’art 10 dell’Accordo culturale tra l’Italia e la Francia sottoscritto a Parigi il 4 novembre 1949, verrà convocata annualmente e rafforzando la cooperazione tra le istituzioni, gli organismi culturali e gli artisti italiani e francesi, favorendo gli scambi di esperienze, la mobilità delle persone, la ricerca e la formazione e istituendo programmi di scambio d’eccellenza tra scuole d’arte e per i mestieri d’arte.
Sono previste iniziative congiunte per la protezione e la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale a livello europeo e internazionale, anche per far fronte alle calamità naturali o ai disastri che colpiscono il patrimonio culturale, operando congiuntamente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per dare attuazione alla
Risoluzione 2347/2017 sulla protezione del patrimonio culturale nei conflitti, adottata su iniziativa di Italia e Francia, e promuovendo il sostegno all’azione dell’UNESCO, per facilitare le coproduzioni di opere culturali, in particolare cinematografiche, audiovisive e nelle arti sceniche, e a valutare la possibilità della loro distribuzione attraverso una
piattaforma culturale comune, incoraggiano la reciproca partecipazione alle principali manifestazioni di rilievo internazionale ecc.. sono previste consultazioni annuali al fine d’individuare progetti di comune interesse e curarne i seguiti operativi; si impegnano, altresì, a favorire questo dialogo promuovendo lo scambio di buone pratiche tra i settori
interessati e sviluppando degli scambi di funzionari tra i rispettivi ministeri.
Particolare attenzione viene dedicata alla Cooperazione transfrontaliera, rafforzando la cooperazione in materia di sanità e di interventi di soccorso alle persone. Le Parti adottano le modifiche regolamentari e sottopongono ai rispettivi parlamenti le modifiche legislative necessarie per eliminare gli ostacoli la creazione di servizi pubblici comuni in materia sociale, sanitaria, ambientale, di energia, d’istruzione, culturale e di trasporti, si impegnano approfondire la loro cooperazione in materia di sicurezza, in particolare attraverso scambi di personale e favorendo la realizzazione di operazioni comuni o coordinate. Il fine evidente dell’accordo è quello di mantenere il controllo sul transito delle persone, soprattutto migranti, in queste aree, rafforzandolo e mettendo in rete i rispettivi organismi di osservazione territoriale.
Particolare attenzione viene dedicata allo sviluppo sempre più integrato di una rete di trasporti transfrontaliera ferroviaria, stradale e marittima e in particolare vi è l’interesse strategico allo sviluppo coordinato e sostenibile della mobilità ferroviaria transalpina, presidiata dalla sorveglianza esercitata dalle competenti Conferenze intergovernative
settoriali. Viene costituito un Comitato di cooperazione frontaliera, presieduto dai ministri competenti, che riunisce rappresentanti delle autorità locali, delle collettività frontaliere e degli organismi di cooperazione frontaliera, dei parlamentari e delle amministrazioni centrali. Il Comitato, che si riunisce almeno una volta l’anno, può proporre dei progetti di cooperazione frontaliera in tutti gli ambiti delle politiche pubbliche e ogni soluzione per la loro realizzazione, ivi incluse, a seconda dei casi, delle soluzioni convenzionali, legislative o regolamentari. Senza pregiudizio per le
competenze delle autorità nazionali preposte alla gestione delle crisi, il Comitato può riunirsi, a richiesta di una delle Parti, anche nel caso di una crisi suscettibile d’incidere sui due lati del confine, al fine di consultarsi, nel formato appropriato, sulle misure più adeguate. Evidentemente le vicende della TAV, e i problemi connessi al traffico dei migranti hanno insegnato l’utilità del coordinamento ai fini repressivi e di controllo sociale.
Come si evince dall’insieme del Trattato è un sistema di commissioni bilaterali su specifiche tematiche a prevenire i disaccordi tra le parti e a garantire la tutela dei rispettivi interessi, a comporre le controversie. La descrizione degli strumenti di concertazione utilizzati trova posto nell’art. 11 dedicato all’organizzazione, mentre le disposizioni in materia di ratifica modifica e denuncia del Trattato trovano posto nell’articolo finale.

Verso un partenariato conflittuale

L’analisi del contenuto del Trattato rende del tutto evidente, a nostro avviso, che l’accordo non sarà di facile gestione. Esso lascia fuori la regolamentazione questioni bilaterali come quella dell’area di pesca prospiciente le coste italiane e francesi, ceduta alla Francia, e contestata dai pescatori liguri,in particolare, non contiene alcun impegno in relazione alla politica agricola e al settore agro alimentare, al tessile e alla moda, impegnandosi a contenere l’aggressività francese, lascia una libertà incontrollata al capitale finanziario francese nell’acquisizione degli assi strategici del sistema industriale e delle telecomunicazioni in Italia, senza alcuna garanzia di reciprocità per ciò che attiene le acquisizioni in Francia, poiché il Governo francese mantiene una golden share sul controllo azionario delle imprese.
Di positivo c’è il coordinamento nelle politiche in Europa che probabilmente spingerà la Germania condividere il Trattato, il che aiuterebbe l’Italia a prendere le distanze dai paesi di Visegrad, a un maggiore accesso alle risorse europee e probabilmente a una possibilità di maggior contrasto alle politiche di dumping salariale finanziario e fiscale. Certamente positivo, infine, lo spostamento dell’asse politico europeo verso il Mediterraneo, con ripercussioni sulla crisi libica, anche se l’impegno assunto non è privo di conseguenze in prospettiva pericolose per l’Italia, per il possibile coinvolgimento al fianco della Francia nella sua politica interventista in Africa, come avviene già in Sudan e Ciad. Insomma, tanti regali preelettorali per Macron che avrebbero dovuto essere elargiti a più caro prezzo. Sarà necessario vigilare con attenzione.

[1] Trattato fra la Repubblica francese e la Repubblica italiana per una cooperazione bilaterale rafforzata” testo integrale in Il foglio 26 novembre, https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/11/26/news/ecco-il-testo-del-trattato-del-quirinale-tra-italia-e-francia-3408083/

Gianni Cimbalo