La ripresa diseguale

Mentre l’OCSE prevede per l’Italia un aumento del Pil per il 2021 del 6,3 – 6,4 gli effetti della ripresa vengono redistribuiti in modo da aumentare il divario tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud. Il Governo del Demiurgo, prono al ruolo regolatore del mercato elargisce qualche aiuto ai meno abbienti e agli incapienti ma nulla da per rimuovere le diseguaglianze e soprattutto per contrastare il dumping finanziario e del lavoro che sta producendo un numero crescente di disoccupati.
Brutte notizie giungono per quanto riguarda il settore fiscale: la scelta di agire sulle
aliquote non produce benefici per i redditi più bassi, prova ne sia che non ci sono
vantaggi significativi sotto i 32.000 euro di reddito, e i benefici sono nulli sotto i 28.000 euro per i lavoratori dipendenti (quasi 8 milioni di lavoratori e lavoratrici), molto elevati nella fascia 38.000-60.000 euro. Per i pensionati non ci sono vantaggi sotto gli 8000 euro (1 milione di pensionati e pensionate), limitatissimi tra 20.000 a 28.000 (circa 10 euro al mese), consistenti nella fascia 35/70.000. Tutto questo tenendo conto che nel 2018 oltre il 60% dei giovani fino a 34 anni di età e il 64% delle donne si collocano sotto i 25000 di reddito. Queste percentuali sono sicuramente aumentate per effetto della crisi pandemica, dell’esplosione dei contratti precari e discontinui e dei par-time involontari. Il Governo agisce, dunque, come Robin Hood alla rovescia!

Oltre al danno la beffa

I provvedimenti in materia fiscale non occupandosi degli incapienti, avendo costoro una Irpef pari a zero, fa sì che essi non possano beneficiare di nessun provvedimento fiscale, nessuna riduzione delle imposte, nessun aumento delle detrazioni, non possono dedurre alcun onere. Anzi la revisione delle aliquote, probabilmente, ridurrà la capacità fiscale di molti contribuenti al punto che si stima che quest’area potrebbe aumentare di 3 milioni al momento della dichiarazione dei redditi. Ebbene, ridurre le aliquote, per i redditi bassi, oltre a fornire un vantaggio molto limitato in busta paga, rischia di eliminare la possibilità di scaricare spese mediche, interessi dei mutui prima casa, spese di istruzione, ecc. arrivando ad incidere sulle fasce fino a 26-29.000 di reddito. Inoltre, l’ulteriore riduzione dell’IRAP sottrae risorse al Servizio Sanitario Nazionale al quale peraltro il PNRR destina scarse risorse, e ciò malgrado i maggiori costi provocati dalla pandemia.
Tutto ciò avviene mentre riparte l’inflazione e i salari sono immobili, i contratti di lavoro si destrutturano sempre di più. Cresce l’occupazione a nero, il reddito di cittadinanza subisce attacchi vergognosi sfruttando abilmente a livello mediatico i casi di abuso e di truffa che non sono maggiori di quanto avviene per altre vicende come gli abusi edilizi e
l’evasione fiscale. Non vi sono dubbi che il divario tra ricchi e poveri si allarga mentre alche la sola proposta di una tassa minima di successione, come avviene in tutti i paesi d’Europa ha visto il Demiurgo al governo pronunciarsi immediatamente contro.
Intanto il silenzio è calato sui progetti e gli interventi legati al PNRR rispetto al quale una sola cosa sappiamo che una vergognosa inqualificabile riforma della giustizia è giunta in porto, partorita da una ex Presidente della Corte Costituzionale ora Ministro, candidata perché donna alla Presidenza della Repubblica, come se l’appartenenza di genere fosse di per sé una qualità professionale. Nel chiuso dei loro uffici i manager assunti dal Governo dei migliori partoriscono proposte e idee, emanano e ritirano circolari, ipotizzano un fantomatico nucleare pulito, mentre si nascondono i timori per il proliferare dei tumori a Rotondella, dove sono stoccate momentaneamente parte delle scorie degli impianti italiani, e non si riesce a trovare una località nella quale costituire e localizzare il deposito nazionale del pur limitato funzionamento del nucleare in Italia.
Il Governo dei migliori intanto guarda attonito alla battaglia intorno agli assi strategici dell’industria e dell’economia del paese, mentre fondi pensione americani e capitali francesi si contendono Tim e ambiscono a sfruttare gli investimenti di settore del PNRR per fare profitti. Agli italiani di domani toccherà invece pagare i debiti del maxiprestito
che stiamo utilizzando quando invece potrebbero essere gli utili dell’investimento a provvedere alla bisogna. Ma l’economia capitalistica funziona a direzione unica: ai padroni i profitti, alla collettività i debiti. Se il Governo italiano imparasse dai francesi, con i quali ha appena firmato un Trattato, ad esercitare la Golden share sarebbe già qualcosa!

Superare il disorientamento, superare la crisi.

Non vi è dubbio che viviamo una fase di crisi e di profondo disorientamento non solo come sostenitori della rivoluzione sociale; anche il riformismo è profondamente in crisi e non riesce ad esprimere proposte e progetti credibili.
Non vi sono dubbi che in questa fase è il capitalismo finanziario e imprenditoriale ad avere vinto la guerra di classe.
Tuttavia fino a quando saranno i padroni a godere delle cose belle della vita la lotta di classe non finirà mai e allora occorre ripartire ragionando, analizzando, cercando di capire, proponendo e con fantasia e creatività produrre iniziative politiche e lotte sociali.
È quanto con le nostre limitate forze ci apprestiamo a fare producendo un’analisi della fase che si prefigge di dare un contributo al dibattito analizzando il rapporto tra capitalismo e sistemi politici e istituzionali, cercando di rispondere alla domanda se siano necessariamente le istituzioni proprie dello Stato liberale e di quello di diritto ad essere necessarie al capitalismo per produrre al meglio l’accumulazione o se anche altre forme di Istituzioni possono supportare l’accumulazione e dunque analizzare il rapporto tra capitalismo e strutture economiche cercando di capire in relazione ai
diversi modelli economici come il rapporto si sviluppa e si articola. La nostra analisi si sposterà poi sul rapporto fra finanziarizzazione dell’economia e globalizzazione per cercare di cogliere il nesso tra i due fenomeni e analizzarne conseguenze e ricadute a livello sociale, divisione internazionale del lavoro, fenomeni di delocalizzazione delle
produzioni, dumping finanziario e salariale, mutato ruolo della logistica negli scenari che i nuovi assetti produttivi prefigurano. Ci soffermeremo poi sulle produzioni locali considerate strategiche, soprattutto alla luce della crisi pandemica e delle se conseguenze e il mercato internazionale e sulle forme di controllo dei processi produttivi anche grazie all’informatica e alla telematica, alla nuova configurazione del lavoro nella società percorsa dalle reti informatiche che assumono sempre più l’aspetto di un sistema neurale che coinvolge e utilizza i diversi fattori della produzione.

Il ruolo della geopolitica

Questa analisi andrà necessariamente calata nel contesto geopolitico e pertanto ci occuperemo dell’Inghilterra e del suo sogno dell’impero perduto e dalla disseminazione del suo Commonwealth, del ruolo dell’India e del Brasile nell’ospitare le manifatture e le produzioni a largo impiego di manodopera per svolgere il ruolo di grandi trasformatori: La nostra attenzione si sposterà poi sull’Africa vista come terra di conquista soprattutto dal capitalismo cinese per la produzione agricola nelle sue terre e come riserva di metalli preziosi e rari accessibili alle potenze produttive tecnologicamente avanzate. Operando in un’ottica intercontinentale prenderemo in esame l’area islamica e le sue
contraddizioni, evidenziandone delle specificità che si riverberano sulla struttura produttiva, sulle modalità di produzione sulle peculiarità della finanza islamica per i riflessi che ha su di essa la particolare visione religiosa dei rapporti di produzione e dell’assetto della società. Uno sguardo globale sarà dedicato a quei paesi e a quelle aree che sono destinate ad ospitare quelli che con Fanon continuiamo a definire come “i dannati della terra”.
Una terza parte del documento si concentrerà nell’analisi del progetto di economia green nel quale sembra impegnata l’Europa, progetto che noi preferiamo definire di economia neocurtense per i suoi caratteri di localizzazione di alcune filiere produttive strategiche all’interno dei propri confini e che pur puntando all’esportazione e all’apertura ai commerci, cerca comunque di mantenere un livello di autosufficienza basato su un modello di basso impiego di manodopera e alto uso della tecnologia dell’innovazione e della robotica.
Sarà oggetto di attenta analisi il modello produttivo e istituzionale cinese cercando di illustrare il ruolo strategico delle diverse vie della seta, la loro funzione anche in relazione al rapporto della Cina con il sub continente asiatico e l’Africa da una parte e i rapporti di scambio con le differenti aree di mercato, il ruolo che Pechino assegna alla finanza e quello relativo alle teste di ponte o hub per la sua politica commerciale ed altro ancora.
L’analisi si sposterà poi sugli USA e sul loro ruolo di potenza in declino non solo da un punto di vista militare e strategico ma anche e soprattutto economico a causa dell’affievolimento della sua capacità di crescita e anche a causa del ripiegamento su se stesso come effetto della ritirata dall’Afganistan: il Piano Biden verrà analizzato per cercare di cogliere quali possono essere gli effetti sulla struttura produttiva e sociale del paese.
La nostra analisi terminerà soffermandosi sulla Russia, un gigante dell’energia sotto il ricatto delle sanzioni, per cercare di capire quale può essere il ruolo del paese, stretto tra i confini dell’Unione Europea e quelli della Cina, impegnato a fornire energia a due contendenti onnivori che da queste forniture dipendono con scarse capacità di
differenziare le fonti di approvvigionamento indispensabili al loro sviluppo.

I nostri limiti

Siamo consapevoli dei nostri limiti e di avere di fronte un progetto ambizioso che richiedere molto lavoro mentre il tempo è poco per le urgenze che pone la necessaria risposta all’attacco che viene portato alle condizioni di vita e di esistenza dei proletari tutti. Ma vogliamo essere fiduciosi e cercheremo comunque di dare un nostro contributo soprattutto di metodo di lavoro affinché chi lo vuole e può raccolga l’invito e continui in questo necessario lavoro, magari con più competenza e migliori strumenti di quelli dei quali disponiamo.

La Redazione