Il rovescio del diritto

“Ecco! Sei contento? Lo vedi? Vu parlate senza sapere
icchè vu dite. In paese chi c’è? Il prete, lo scemo e il
buco! Gli altri son per far numero, icchè contano?
Almeno io son buco, ma te?”
(“Berlinguer ti voglio bene”, 1977.)

La grande esplosione su tutti i media della questione declinata come “coppie omosessuali” (in realtà faccenda ben più ampia e complessa) induce a qualche approfondita riflessione. Riflessione che, al momento, appare appaltata o all’estrema destra, ormai desueta e in declino (ma mai fidarsi delle destre in declino) o, in una strana ed inquietante specularità, alla frangia “comunista” di quelli che oggi potremmo
definire pesci rossi in un “acquario rosso-bruno”.
E’ evidente, tuttavia, che quando ci si trova di fronte all’emergere, sovrastando quasi tutti gli altri temi della contemporaneità italiana e non solo, (dai diritti del lavoro, alla distruzione della Costituzione) di un’angolazione così onnicomprensiva, una attenzione meno superficiale è d’obbligo.
Innanzitutto, i diritti civili. Lungi da me criticare o essere contrario a qualunque avanzata dei diritti. Tra l’altro qui si parla anche di questioni pratiche e molto “terra terra” (adozione dei figli, eredità, assicurazione, etc…). Su queste tematiche la destra estrema e xenofoba appare in assoluta minoranza nel paese, in quanto facente parte di una visione del mondo non più in linea non tanto con la necessaria avanzata dei diritti, ma soprattutto con una particolare fase del capitalismo.
Quando su un tema come questo avanza, dunque, una quasi unanimità della stampa e dei media e su cui la Chiesa cattolica, praticamente, acconsente[1], ci si trova di fronte ad un non insignificante dilemma.
O meglio, il dilemma, come direbbe Gaber è elementare ed è sempre lo stesso: nella società liberale (anche in quella “neo” che ancor più dell’altra è in grado di mettere a profitto qualsiasi cosa) i diritti attengono sempre alla sfera individuale e personale (così è stato declinato l’aborto, anche se per far carriera devi fare l’obiettore, così il divorzio. Dove sono finite le questioni in merito alle politiche rivoluzionarie del e sul corpo
delle donne o quelle della critica alla famiglia borghese?).
Per dirla brutalmente, una coppia omosessuale di disoccupati, al netto dei diritti per i quali giustamente lotta, avrà lo stesso peso, nel paese reale, di una coppia gay di professionisti ben pagati? [2]
Insomma, i diritti senza la considerazione della classe sociale sono quello che sono sempre stati, un’integrazione apparente e a livelli differenti nella società capitalistica.
Però, attenzione, e qui si deve essere chiari, avere più diritti (anche individuali e individualistici) è sempre meglio che averne meno. Sembra una frase di Catalano, ma non è detto che sia così elementare.
Sarebbe però necessario , da parte delle associazioni più avvedute e preparate, reimmettere questa lotta dentro lo scontro di classe. Certo la cosa non è facile né automatica e grande è la confusione sotto il sole in questo momento storico.
A me viene in mente un bel film, uscito lo scorso anno e dedicato al sostegno che, nel 1984, l’associazione LGSM, “Lesbiche e Gay supportano i minatori” fondata da Mark Ashton[3] dette ai minatori in sciopero, unendo quindi le lotte per i diritti civili a quelle per i diritti sociali.
Credo sinceramente che le battaglie di retroguardia della destra e dei cattolici reazionari siano destinate a fallire e a scomparire, ma mi chiedo che razza di vittoria possa essere quella dove alla fine quelle di cui ci si vanterà è aver ottenuto il “matrimonio gay” o l’equiparazione dei diritti fra sposati e non, senza nessuna critica e
nessuna riflessione sulle motivazioni storiche di quelle forme di organizzazione sociale. Questo anche al netto delle buffonate relative alla trascrizioni insignificanti dei matrimoni gay nei registri dello stato civile italiano.
Propaganda a costo zero che è servita solo per dare una lucidatura di “progressismo” ai primi cittadini del PD.
[4] Lo stesso PD che non si perita di distruggere i diritti reali e concreti dei lavoratori e quelli generali della Carta Costituzionale.
Certo, lungi da me l’idea di buttarmi nel “benaltrismo”, se ci sono diritti prendiamoli. Ma sarebbe anche ottimale cogliere questa occasione per uscire dal “volemose bene”.
Quanto ho detto sulla destra estrema però merita un discorso a parte e meno “deterministico” e meno “teleologico”. Se è vero come è vero che la destra cattolica reazionaria rappresenta, almeno pare, un mondo in declino nell’era del neoliberismo – “libertario” e della messa a mercato di tutto il possibile, è anche vero che essa si presenta, attualmente, come una delle poche realtà politiche che contrasta (pare che contrasti) questa fase capitalistica con parole d’ordine semplici e immediate: razzismo, sciovinismo, machismo, protezionismo, stato sociale (riservato solo ad alcuni), critica al capitalismo globale e difesa del piccolo proprietario.[5]
Parole semplici ed efficaci, in cui la difesa dei “diritti dei gay” cade come il cacio sui maccheroni. Quale migliore occasione per denunciare la decadenza dell’occidente liberista? Quale miglior idolo della difesa della nazione e contro i froci che un campione come Putin?[6]
A fronte di questa strada che, seppur minoritaria, come spesso accade nella storia, non è detto che non possa essere imboccata (non c’è peggior profeta dello storico che vuol diventare veggente. Spesso non ne azzecca una) cosa c’è dall’altra parte? Il declino totale delle forze un tempo socialdemocratiche che sono divenute le vere ancelle del capitale liberalizzato e finanziario e che hanno definitivamente abbandonato ogni
luogo (anche fisico, ma non solo) della difesa di quella che un tempo erano le classi subalterne.
Le socialdemocrazie (ex) oggi appaiono quindi le vere responsabili della situazione economica attuale.
E’ credibile una loro reale difesa dei diritti, se questi diritti entrassero in rotta di collisione con il sistema?
Quanta strada è passata sotto i ponti da quel lontano 1977, nel quale Furio il “buco” di “Berlinguer ti voglio bene” lanciava orgogliosamente e solitariamente (ma non individualmente) un sasso nella piccionaia dell’addormentato PCI (ma era meglio se rimaneva dormiente visto il dopo) forte di un movimento di rivolta collettivo che era arrivato anche nelle paludi del Vergaio.
Pareva fosse una rivoluzione, ed era invece il canto del cigno di una intera generazione. Tanto che oggi quella battuta potrebbe essere letta come omofoba. Nel tragico mondo post-rivoluzionario del “Politically correct” non è permesso offendere i “froci” ma è permesso licenziarli in tronco.

[1] Lasciamo stare i discorsi del Papa. Bisogna pur prendere atto che deve pur fare il suo mestiere e mantenere un’adeguata linea per mandare avanti la ditta.
[2] E’ interessante notare che nel cinema la realtà degli omosessuali non assume mai valenza politica e, al di là della generica affermazione di diritti, essi quasi sempre si collocano in ambienti dell’alta borghesia “illuminata” , delle professioni , basti pensare al protagonista del capolavoro di Jonathan Demme “Philadelphia”, oppure ai lavori di Ferzan Özpetek, in particolare a “Saturno Contro”dove il protagonista pubblicitario e omosessuale non si perita di pagar mazzette per vincere una commessa.
[3] E’ bene precisare che Mark Ashton, attività gay, era anche segretario della sezione giovanile del Partito Comunista di Gran Bretagna, per dire.
[4] http://www.gonews.it/2014/09/15/empoli-via-libera-del-sindaco-barnini-ai-matrimoni-gay-emanata-una-direttiva/
[5] Che fu uno dei cavalli di battaglia del Nazionalsocialismo, ovviamente solo sulla carta, visto che, per fare guerra al mondo le “piccole imprese artigiane” non servivano a nulla.
[6] Putin mette tutti d’accordo. Destra nazista e comunisti d’assalto che (dimenticando Marx) ormai dove vedono scritto Russia leggono URSS e scambiano lo scontro in Ucraina per il 21 giugno del 1941.

Andrea Bellucci