Cosa c’è di nuovo…

Sul finire degli anni ’90, nel corso di una conferenza di servizi durata mezzora, convocata per iniziativa di una onorevole di area cattolica le proprietà dell’educandato delle “Signore Montalve alla Quiete vennero acquisite dall’Università di Firenze insieme a 51 miliardi di lire di debiti. Era questa la somma che i candidati trombati avevano sperperato negli anni per foraggiare il loro elettorato e sperare di essere eletti. Di questi beni faceva parte la fattoria Dorna sita in provincia di Arezzo. Ad acquistare le quote un certo Saporito (10%) e Pier Luigi Boschi (90%).
Riferisce ora il Fatto quotidiano che un casale era stato venduto da Boschi e Saporito per 460 mila euro, a condizione che l’acquirente ne versasse 250 mila euro in nero e in contanti altrimenti la proprietà non sarebbe stata ceduta.. Gli inquirenti, recuperato l’atto notarile, scoprono che nel rogito la cifra di vendita è registrata in 210 mila euro e non 460 mila euro. La differenza? 250 mila euro. Così la Procura di Arezzo nel 2011 manda la Guardia di Finanza anche a casa di Boschi e Saporito. Prendono l’intera documentazione. E trovano i riscontri del pagamento in nero. Aprono un fascicolo per estorsione a carico dei due. A l Boschi – titolare del 90% della società – vengono contestati i reati di evasione fiscale e violazione delle norme anti-riciclaggio. Alla fine i magistrati soprassiedono, archiviano anche l’estorsione.
All’epoca il Sindacato Nazionale Università di Firenze aveva richiamato l’attenzione del mondo universitario e della cittadinanza fiorentina sulla vicenda, inascoltato, mentre i giovani rampolli dei Boschi e dei Renzi vivevano la loro vita spensierata e felice!