Un Ministro Franco

Daniele Franco, detto “il bollinatore”, nella sua qualità di Ragioniere generale dello Stato si è fatto tanti nemici: nel suo firmamento una sola stella Mario Draghi. Nato come funzionario della Banca d’Italia ha sviluppato la sua carriera nell’istituzione fino a quando Letta non lo chiamaalla Ragioneria generale. Da allora Franco ha tenuto fede al suo nome contrastando i diversi Governi che si sono avvicendati tutte le volte che ha ritenuto che i provvedimenti non avessero la necessaria copertura. Ma quali sono le sue idee su quali debbano essere i contenuti del Recovery Plan?
In occasione della Giornata del credito del 2020, intervenendo a un’iniziativa dalla Ernst & Young, (un network mondiale di servizi professionali di consulenza direzionale, revisione contabile, fiscalità, transaction e formazione), Franco lo ha spiegato con chiarezza: occorre puntare soprattutto sulle imprese, ma “servono capacità progettuali di sistema e pubbliche amministrazioni tecnicamente più forti che sostengano il processo”. Per far ripartire gli investimenti, fermi per “carenza di domanda, incertezza e riduzione dei profitti”, serve il sostegno del sistema finanziario. Sulle possibilità del sistema Italia di tornare a crescere Franco ha dichiarato: “Nel Novecento lo abbiamo fatto due volte: all’inizio del secolo e a metà del secolo abbiamo avuto tassi di crescita che, qualche anno prima, erano assolutamente impensabili”.
Questo perché, – a detta di Franco – gli ingredienti ci sono: “Il nostro capitale umano, la capacità di esportare, il patrimonio familiare, il dinamismo di moltissime imprese. Abbiamo soprattutto moltissimi giovani che stiamo utilizzando relativamente poco, i quali sono spinti ad andare all’estero. Noi dobbiamo motivarli e coinvolgerli nel
ridisegno del nostro sistema produttivo”. Quest’ultima affermazione è in perfetta consonanza con le affermazioni di Draghi in occasione della presentazione del suo Governo, anche perché il debito contratto con il Recovery Fund “dovrà essere ripagato principalmente da loro” e perciò è “nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo”. Pertanto “Ci serve da un lato molta concretezza nell’attuare quanto necessario, ma ci serve anche uno sforzo di riflessione e di invenzione su quello che è il nostro futuro“. Sono queste le linee che il fedelissimo Franco è chiamato a seguire.

Enrico Paganini