La sceneggiata

Noi non troviamo Conte particolarmente simpatico e non potrebbe essere altrimenti. Abbiano chiara la sua formazione democristiana, sappiamo bene che ha ben studiato e appeso le sue capacità canaleontiche dagli ambienti ecclesiastici, da buon allievo quale è del Cardinal Silvestrini. Sappiamo dei suoi rapporti professionali con gli ambienti
della finanza vaticana e attraverso questa dei tanti legami che egli ha con ambienti diplomatici ed economici. Siamo convinti che sia un politico di lungo corso con grandi ambizioni destinato a durare com la sua presenza sulla scena politica. Sono piuttosto altri che lo hanno sottovalutato credendo alla favoletta dell’avvocato del popolo.
Chi non lo fa – se mai l’ha fatto – è il bullo di Rignano che infatti manovra per destabilizzarlo, mantenerlo debole nel tentativo di condizionarlo e strappare fette della torta da dividersi le più grandi possibili. Per farlo fa un discorso di metodo di per se giusto e apparentemente rispettoso dell’architettura costituzionale del paese. La Costituzione e l’ordinamento dello Stato vorrebbero che il Governo predisponesse i progetti per la gestione del Recovey Found, li sottoponesse all’approvazione del Parlamento e che i diversi ministeri, nel rispetto delle loro competenze provvedessero
ad attuarli utilizzando le proprie strutture burocratiche e tecniche e l’amministrazione dello Stato sui territori.
Sulla carta tutto bello e perfetto se non fosse che l’amministrazione pubblica del nostro paese ha il record di fallimenti nell’utilizzo dei fondi europei che hanno regole di utilizzazione e attuazione particolari per il fatto di prevedere penetranti controlli nelle varie fasi di attuazione e la corresponsione delle diverse trance di finanziamento di un progetto, mano a mano che le sue parti vengono realizzate e verificate nella loro funzionalità e corretta esecuzione. Ebbene questa metodica di gestione non combacia con gli standard di efficacia e efficienza nel suo funzionamento.
Il motivo di tutto ciò non risiede solo nella composizione professionale della pubblica amministrazione italiana costituita da esperti giuristi reali o presunti ma dall’esistenza di una pletora di norme pressoché in districabile di lacci e laccioli sul suo modus operandi c ideati nel tempo per cercare di porre un argine alla corruzione e al clientelismo. Nella
situazione data nella realizzazione dei progetti il fattore tempo gioca un ruolo  essenziale e strategico che mal si confà ai tempi di una burocrazia elefantiaca e sonnacchiosa.(fondi europei utilizzati lo scorso anno: solo il 37,5% circa)

La soluzione Conte

L’idea è quella di baypassare la struttura ministeriale burocratica nonché quella sul territorio (Regioni e Comuni) altrettanto immobilista e lenta nonché inefficiente creando una struttura parallela, una piramide al vertice della quale sta lo stesso Premier, contornato da alcuni ministri e supportato da sei manager di fiducia del Premier che a loro volta si dotano di uno staff che utilizza le strutture dello Stato, deprivate di ogni potere di indirizzo e di comando. Si agisce dunque secondo la logica della gestione commissariale che ad esempio sembra aver dato buona prova di se nella ricostruzione del ponte di Genova progettato da Enzo Pano.
Si obietta giustamente dal punto di vista formale da parte del rignanese che tale modus operanti è stato largamente utilizzato – teorizzandolo come strategia delle riforme – dal suo Governo ma che ora non va più bene perché a guidare la baracca non c’è lui ma un altro rappresentante di interessi che sono certamente diversi.
Il problema è costituito dalle cordate chiamate a gestire la cosa pubblica per fare affari e lucrare provvigioni e profitti. Noi tra quelle rappresentate da Conte e dal suo entourage e quella rappresentate da Renzi non abbiamo onestamente preferenze sono ambedue parte di un sistema di Governo e di potere che espropria i cittadini ha l’obiettivo di fare affari. Ebbene è questa la portata dello scontro che probabilmente nelle intenzioni del guastatore (Renzi) oltre all’obiettivo di mantenere vivo il suo partitino (Italia morta) vuole cercare di stanare il silente Mario Draghi che dal suo ufficio elargisce consigli e raccomandazioni a questo e a quello in modo equilibrato e prudente per mantenere il consenso di tutti e intanto studia da Presidente della Repubblica prossimo venturo Riteniamo perciò difficile se non suicida che sia disponibile a scendere in campo e l’uomo è tutt’altro che sprovveduto. È questo il motivo per il quale riteniamo quello di Renzi un regalo di natale agli italiani i quali hanno problemi più seri che come passare il Natale e il Capodanno, come si vorrebbe far credere.
Malgrado il dichiarato blocco dei licenziamenti la disoccupazione avanza e i cosiddetti ristori non bastano a impedire l’indebitamento e l’acquisizione criminale a prezzi stracciate di molte attività. Accanto all’epidemia covid viaggia sempre di più ed anzi cavalca la crisi economica.. e questo mentre si viaggi al ritmo di 1000 morti al giorno., falcidiando soprattutto gli anziani ma non solo. Si pensa che ne beneficerà l’INPS chiamato a corrispondere meno pensioni di anzianità e non si coglie il dramma dello spopolamento e della crisi demografica, non si vedono le conseguenze sociali
delle profonde fratture che si creano nel tessuto sociale e relazionale, ampliate a dismisura dall’impassibilità di parlarsi, di comunicarsi affettività con una carezza, una visita, un incontro. Ebbene incurante di tutto ciò c’è chi continua a fare politica nel modo più deteriore del termine, cercando di lucrare sulla crisi al pari dei molti che ne hanno approfittato e ne approfittano per continuare a fare profitti e ad acquisire i beni di coloro che sono schiacciati dalla crisi, prostrati dal venir mano dei loro cari. Ci vorrà tempo perché si riesca a cogliere fino in fondo la portata del disastro.

La Redazione