Và ia,va ià

A settembre gli italiani saranno chiamati a votare per il referendum confermativo della riforma costituzionale, fortemente voluta dal Movimento 5 stelle, che prevede una riduzione del numero dei parlamentari. L’esito appare scontato e la riforma verrà confermata. Da troppi anni esiste una campagna mediatica contro “la casta”, da lungo tempo le camere della Repubblica danno continua prova di inefficienza e di incompetenza e da sempre sono ricettacolo di malaffare, clientelismo e gratta
difesa dei propri interessi particolari, di insopportabili privilegi. Non è certo nostra intenzione difendere questa accolita di mangiapane ad ufo, o peggio di autentica schiera di difensori delle classi abbienti, di quelli che un tempo venivano chiamati senza infingimenti “padroni”. Tutto il male che si può dire di loro è certo poco in confronto con la realtà. Ma il punto è un altro.
Il loro numero non costituisce il problema: siano diecimila, mille o cento il loro ruolo, la loro protervia non cambia. Sono le regole della democrazia borghese che ne scandiscono ruolo, funzioni e malefatte. D’altra parte, non esiste paese “democratico” in cui il numero dei “rappresentanti del popolo” eletti sia in proporzione agli elettori sostanzialmente diverso. I numeri non fanno mai male.
Attualmente ogni eletto in Italia rappresenta circa 62.000 persone; in Francia 74.000; in Israele 75.000; in Spagna 76.000; nei Paesi Bassi 77.000. I paesi scandinavi hanno rappresentanze molto più basse: Svezia 41.000 e Finlandia 27.500. All’opposto il Giappone ha un rapporto molto più alto: 216.000. La riduzione dei nostri parlamentari a 630 porterebbe il rapporto a 95.000, una cifra paragonabile alla Germania (117.000) e Gran Bretagna (104.000). Occorre però notare che la struttura della Germania è molto più federalista della nostra, con i poteri del Länder molto più estesi e la Gran Bretagna è costituita da Stati sovrani dotati dei propri parlamenti. Nei fatti il caso spesso citato degli Stati Uniti d’America non regge, perché all’esiguità del Parlamento nazionale fa riscontro un numero enorme di parlamentari dei 50 stati che li compongono.
Se si considera poi che il risparmio per l’erario risulta del tutto trascurabile due conseguenze appaiono palesi. La manovra è puramente propagandistica e serve solo a vellicare il basso ventre dell’elettorato nella speranza che questo rialzi le sorti politiche di un movimento che ha dato di sé pessime prove in questa legislatura e si è distinto nello sport di non mantenere le proprie promesse elettorali. Per di più, in un’ottica di democrazia borghese, l’aumento del rapporto tra elettori ed eletti
va in controtendenza con la diffusione della coscienza politica e con la controllabilità dei propri rappresentanti da parte di coloro che danno loro il mandato. È ben vero che queste istanze sono solo immaginarie, ma fa specie che chi dice di crederci si comporti poi in maniera da renderle ancora meno efficaci.
Io non amo essere preso in giro e, nonostante il mio rifiuto di tutta questa fuffa inutile e demagogica sia sterile, esprimerò il mio dissenso. E come dice Marx al termine della Critica del programma di Gotha: Dixi et salvavi animam meam.