IL GOVERNO GIALLOVERDE

Il Parlamento ha approvato reddito di cittadinanza e quota cento, sia pure in una versione ridimensionata e edulcorata rispetto alle promesse elettorali. Le prime proiezioni sull’applicazione dei due provvedimenti permettono di formulare alcune considerazioni.
Poste italiane ci parlano di oltre 220.000 domande, mentre quelle presentate tramite i CAF risultano essere oltre 500.000. Il reddito di cittadinanza assume la denominazione di pensione di cittadinanza oltre che nel caso di nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a sessantasette anni, anche nell’ipotesi in cui uno o più componenti del nucleo possiedano il suddetto requisito anagrafico e convivano esclusivamente con una o più persone in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza. Ciò significa che la funzione di questa misura è prevalentemente di sostegno alla povertà piuttosto che di avviamento al lavoro.
Le richieste arrivano indistintamente da Nord a Sud e la misura non è quindi destinata prevalentemente al meridione. Le città dalle quali proviene il numero maggiore di richieste sono Milano, Torino, Roma, Napoli e Palermo. Questo dato permette una prima riflessione sulla distribuzione della povertà e del disagio sociale. Si vede con chiarezza che esso è concentrato nelle città e riguarda una massa di persone che l’assetto dell’occupazione e la struttura economica del paese ha messo ai margini della società, con un reddito insufficiente a vivere. La distribuzione delle domande ci dice inoltre che è possibile cercare di utilizzare la misura predisposta a condizione di vivere in luoghi dove esiste la possibilità di trovare un supporto per accedere al meccanismo, compilare tecnicamente la domanda e cercare di soddisfare i requisiti richiesti.
Questa situazione la dice lunga sulle polemiche a proposito della mancata prevalente destinazione a sud dei benefici del provvedimento e questo perché nessuna seria riflessione è stata fatta sulla distribuzione demografica delle popolazioni, sulla desertificazione del sud e in parte del centro, E questo non perché nelle campagne, nei piccoli borghi sul territorio non vi siano abitanti, ma perché su questa parte del territorio si concentrano gli invisibili, i migranti, quell’esercito industriale di riserva che in parte vive nell’illegalità imposta da un Ministro schiavista di polizia che lavora alacremente per mantenere un esercito industriale di riserva sempre disponibile di manodopera a basso costo, con il quale ricattare in parte il mercato del lavoro legale e alimentare il contenimento dei costi di manodopera, soprattutto relativa alla forza lavoro del settore agricolo. Questo esercito invisibile di lavoratori è distribuito in due diverse strutture: le baraccopoli di San Ferdinando, in Calabria, del foggiano, di Latina, della Sicilia in provincia di Ragusa, soprattutto, e nella struttura agricola della padania irrigua e delle sue propaggini, nei campi come nelle stalle, negli allevamenti di maiali come di polli, in condizioni di vita e di lavoro assimilabili alla schiavitù. Questi due polmoni sono alimentati dallo smantellamento del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) e dal decreto cosiddetto sicurezza che ha reperito forza lavoro a nero per gli sfruttatori, a dispetto del blocco dell’emigrazione esterna. A questo si affianca una gestione opaca, clientelare e criminale del sistema delle quote di emigrazione cosiddetta legale e così il quadro della gestione del mercato nero del lavoro è perfetto.
Bisogna dire che l’attuale Ministro degli interni è riuscito nel capolavoro di respingere verso i campi di tortura in Libia i possibili nuovi migranti e alimentare costantemente il mercato nero delle braccia per offriremanodopera a bassissimo costo ai suoi sodali.

Quota cento

Per quanto riguarda quota cento su 103mila richieste registrate dall’Inps si riscontra un testa a testa tra lavoratori privati e dipendenti pubblici per conquistare il record del maggior numero di domande. Poco più di 36mila dai primi, poco meno di 36mila dai secondi, mentre il resto si divide tra artigiani, commercianti, coltivatori e altri lavoratori autonomi. E si avvicina il 1° aprile, data in cui si aprirà la prima finestra di uscita per 25mila lavoratori del settore privato, mentre per i dipendenti pubblici la data chiave sarà il 1° agosto.
Le richieste relative a quota cento hanno rivelato dati inattesi sul mercato del lavoro: a beneficiarne sono prevalentemente lavoratori del centro sud ma, eccezioni a parte, non quelli delle categorie usuranti, ma quelli del pubblico impiego, i quali, grazie al loro reddito sono in grado di assorbire la decurtazione della pensione conseguente all’uscita anticipata dal posto di lavoro e riescono a recuperare attraverso utilità marginali derivate da un ridotto costo della vita la riduzione del reddito da lavoro. Gli operai, i titolari del lavoro usurante, molti dei quali vivono nelle periferie dei grandi centri abitati si tengono ben stretto il posto di lavoro, semplicemente per il fatto che non possono permettersi la decurtazione del loro già basso reddito, questo naturalmente salvo qualche eccezione dove le condizioni di salute e elementi strettamente personali determinano le scelte.

I disoccupati e i giovani

In questo quadro vi sono molti dubbi che le misure adottate contribuiranno a combattere la disoccupazione; da ciò scaturisce una riflessione sul mercato del lavoro: Certamente il reddito di cittadinanza ha determinato la crescita dell’occupazione se si pensa ai navigator, agli addetti ai CAF, all’attivazione dei servizi per compilare le domande ai centri per l’impiego e potremmo parlare quindi di occupazione endogena ma in quanto all’occupazione esogena, e soprattutto dei giovani, richiamiamo l’attenzione sui 320 emigrati annui di giovani che cercano lavoro all’estero. Si tratta in buona parte di occupazione di alto profilo professionale, giovani per i quali il sistema formativo ha speso e fatto investimenti e che vanno ad arricchire altre economie. In quanto alla validità del provvedimento per creare consenso la soddisfazione dei lavoratori che ne beneficeranno sarà probabilmente bilanciata dal mugugno di quei detentori di pensioni medie che si sono viste decurtate le loro pensioni dai contributi di solidarietà necessaria a finanziare l’operazione Nel complesso possiamo quindi parlare di un relativo fallimento e comunque di una scarsa efficacia della manovra.

Il consenso al Governo

I risultati elettorali (e i sondaggi) confermano che la Lega si sta mangiando i 5stelle. Le ultime elezioni in Basilicata, sostanzialmente senza storia, hanno dimostrato che a fare la politica di destra è più brava la destra e che una volta venute meno le strutture clientelari per un incontro accidentale con le inchieste della magistratura se ne creano agevolmente altre grazie a uomini e mezzi che transitano dall’altra parte.
D’altra parte i successi della destra non sono dovuti solo alla politica sull’immigrazione, sostanzialmente condivisa dai due partner di governo, comprese le nefandezze che questa si porta dietro, ma anche grazie alle leggi spot come quella della difesa, cosiddetta legittima, risoltasi nella concessione di una licenza di sparare in nome di una supposta sicurezza. Si potrebbe in questo caso parlare di un provvedimento, specchietto per le allodole, che è solo un incentivo a uccidere e farsi uccidere e a incrementare le vendite della lobbie delle armi.
Ma quel che preoccupa ed è più grave è la politica relativa ai diritti sociali, culturali e del costume (si veda a riguardo l’articolo sul convegno di Verona). Quella che sta prendendo piede è un’offensiva che mira a consolidare lo spostamento a destra dell’asse politico del paese, incidendo nel profondo delle coscienze e cercando di condizionare il costume, il modo di sentire. A riguardo il pericolo è sottovalutato perché molti non credono che un arretramento del costume, della cultura di massa sia impossibile, immaginando che lo sviluppo della storia è progressivo e che siamo di fronte a una evoluzione inarrestabile.
Niente di più sbagliato. La storia e il costume conoscono fasi e periodi di regressione profonda altrimenti non sarebbe stata possibile l’affermazione del nazismo e del fascismo che si servirono del combinato disposto del voto e della forza, dell’uso delle istituzioni per imporsi al potere. Poi provvidero a trasferire attraverso l’organizzazione sociale una propria visione dei valori da essi ritenuti positivi fornattando la società in modo da condizionarla ben oltre la durata dei rispettivi regimi. Un ruolo essenziale nella realizzazione di questo progetto svolse la scuola e non è un caso che attraverso il ministero dell’istruzione e quello delle politiche sociali, nonché attraverso il ministero degli interno oggi la Lega sviluppi il suo progetto egemonico.
E’ questa la ragione per la quale la strategia leghista non va sottovalutata. Si tratta di una visione, si direbbe oggi di una narrazione di lungo periodo, alla quale si obietta che i provvedimenti proposti e attuati dai 5stelle sono ben più concreti, ma aggiungiamo noi, scoordinati, condotti senza un progetto, frutto di valutazioni nel migliore dei casi empiriche, nell’illusione che la società saprà auto programmarsi e che la storia va comunque nella direzione di una inevitabile decrescita felice.
A tutto ciò la sinistra deve rispondere con un proprio progetto che metta al centro la solidarietà e l’uguaglianza combattendo innanzi tutto il mercato del lavoro differenziato, unificando le lotte sul territorio, partendo da un legame profondo tra solidarietà di classe, lotta al mercato nero del lavoro, lotta alla schiavitù, lotta per migliori salari, condizioni di vita e di lavoro. Ogni azione va promossa per sconfiggere anche con la violenza di massa condizioni di lavoro illegale, di sopraffazione di emarginazione sociale.
Solo unificando il fronte di lotta si può sconfiggere il nemico di classe.

La redazione